Abstract
Giuseppe Mazzini announced, but never actually wrote, a biography of the Italian patriot and poet, Ugo Foscolo. This article recounts Foscolo’s last years in exile by means of available documents in order to explain why Mazzini renounced the writing of Foscolo’s biography and decided instead to complete and publish, under the latter’s name, an edition of Dante’s Divine Comedy that Foscolo had merely begun to sketch.
Giuseppe Mazzini promised his correspondents several times that he would write a biography of Foscolo. 1 He evidently thought that the story of such an ardent patriot who had fought for Italy, who embodied the very Mazzinian ideals of thought and action, and who finally died in exile, could have served as an inspiring example for the many Italians who, like him and like Mazzini himself, were constrained by political and economic contingencies to abandon Italy and find refuge abroad.
Mazzini’s Vita di Ugo Foscolo, however, was never written. Once he arrived in London, Mazzini suddenly shied away from the proposition, and having retrieved Foscolo’s manuscripts for an edition of the Divina Commedia under Foscolo’s name, decided instead to effect one of the most influential forgeries of the history of Italian literature: he substituted himself for Foscolo, completing the latter’s edition of the Divina Commedia, and had it published, preceded by a preface written in an unapologetically patriotic tone and signed ‘Un Italiano.’
Why did Mazzini renounce his intention of writing a biography of Foscolo and decide instead to attempt a philological operation, quite removed from his own interests, which he did not want to attribute to his own scholarly merit and which, in fact, would constrain him, when near death, to a full confession?
In order to respond to this question and, at the same time, show how the ideology of the Risorgimento sought to reconstruct the history of Italian literature, even to the point of falsification (an innocent falsehood, certainly, and a well-intentioned one, revealed 20 years afterward by the author himself, but a falsehood nevertheless), one must, before anything else, attempt that which Mazzini did not want to do: reconstruct the biography of Foscolo, specifically in his last days, with particular attention to his thoughts regarding the possibility of a political Italian unification. We do not need to explain here how the author of the Ortis and the Sepolcri was generally considered, by nationalists and Austrians alike, a fervent Italian patriot.2 Precisely because he was considered, among the revolutionaries of Northern Italy, a symbol of the resistance against the Empire, the Austrian government offered him, immediately after the Council of Vienna, the chance to change sides by becoming the editor of the pro-Austrian literary review La Biblioteca Italiana.
For the Austrians, enlisting Foscolo to their cause would have been a masterstroke. This was clear even to the government in Vienna, as evinced by this letter from Baron von Hegel to Count Bellegarde, chief of the Milanese police: Il fatto che il redattore proposto, come risulta dal secondo allegato, sia sospetto per le sue precedenti opinioni politiche, non dovrebbe impedire di presceglierlo ugualmente, dacché, avendo egli avuto di che lamentarsi del precedente regime, l’attuale Governo può fare buon uso di così eccellente ingegno com’è il Foscolo, ed è sempre meglio guadagnare al servizio dello Stato, pur con le debite cautele, questo scrittore stimato da’ suoi concittadini procurandogli una conveniente occupazione, mostrandogli fiducia ed appoggiandolo, piuttosto che abbandonarlo, respingendolo da noi, in balia delle fazioni.
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[…] L’onore mio, e la mia coscienza, mi vietano di dare un giuramento che il presente governo domanda per obbligarmi a servire la milizia, dalla quale le mie occupazioni e l’età mia e i miei interessi m’hanno tolta ogni vocazione. Inoltre tradirei la nobiltà incontaminata fino ad ora del mio carattere col giurare cose che non potrei attendere, e con vendermi a qualunque governo. Io per me mi sono inteso di servire l’Italia, né come scrittore ho voluto essere partigiano di Francesi o Tedeschi, o di qualunque altra nazione; mio fratello fa il militare, e dovendo professar quel mestiere ha fatto bene a giurare; ma io professo letteratura, che è arte liberalissima e indipendente, e quando è venale non val più nulla; se dunque, mia cara madre, io m’esilio e m’avventuro come profugo alla Fortuna ed al Cielo, tu non puoi né devi né vorrai querelartene; perché tu stessa mi hai ispirati e radicati col latte questi generosi sentimenti, e mi hai più volte raccomandato di sostenerli, e li sosterrei con la morte.
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[…] ho pagato tutto quello che m'era stato dato molti anni innanzi meritatamente; ho rifiutato quel molto di più che mi sarebbe stato dato se avessi accettato di fare, o almeno dire a modo d'altri […]. Ho perduto insieme le affettuose consuetudini della vita, preparate fin dalla gioventù, e che all'età mia non si possono rifare, e molto meno in terra straniera: ho perduto la Toscana ch'era per me ed ospizio, e teatro, e scuola, e giardino: ho perduto di rivedere quasi tutti gli anni, appunto come oggi, per le feste e il nuovo anno, la mia famigliuola, e la madre mia che già sudò tanto, ed ora piange tanto per me: ho fin anche perduto la compagnia de' miei libri, e non ho potuto condurre meco se non un Tacito, un Virgilio, e un Omero …
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Nor had Foscolo’s flight escaped the attention of the Austrian regent, and with a slight delay various functionaries despatched a series of bureaucratic messages in order to make the life of the exile as difficult as possible. Count Strassoldo wrote from Milan: Als die reformierten Offiziere der aufgelösten italienischen Armee von S. Exzellenz dem Herrn Feldmarschall zur Eidesablegung angewiesen wurden, so flüchtete er sich und hält sich dermalen in Roveredo in Graubünden auf, nachdem er sich von Lugano durch die Beihilfe eines Gewissen Anton Quadri entfernte, weil er als ein ohne Pass Reisender von den dortigen Behörden verfolgt wurde. Wahrscheinlich ist er beschäftigt eine Flugschrift über die Zeitereignisse in seinem Geiste zu schreiben. Er hat ausgezeichnete Talente, eine schöne Schreibart, eine lebhafte Einbildungskraft und vorzügliches Gedächtnis, aber wenig Verstand und wird unter jeder Regierung ein gefährlicher Mensch ohne Religion, ohne Moralität und ohne Karakter bleiben. Über seine Flucht, da er sich bloss gegeben hat, darf man sich freuen, weil nunmehr nicht zu besorgen ist, dass seine einnehmende Art seine Fehler wird übersehen machen.
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Monsieur! D’après les derniers rapports d’Italie il se confirme, que les révolutionnaires qui s’enfuient de l’Italie trouvent en Suisse un asile. Parmi eux on nomme entr’eux [sic] un certain Hugo Foscolo, connu par ses mauvaises principes […]. La Suisse, en accédant à l’alliance générale, a dans ce moment un intérêt égal au nôtre à prendre des mesures rigoureuses contre le danger, qui résultrait nécessairement d’une condescendance déplacée envers des émissaires d’un gouvernement ennemi et révolutionnaire.
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Signor mio, io vado profugo per la Svizzera, senza amici, senza passaporto, e temendo di rivelare il mio nome; da che la Polizia del paese ov’io abitava, va mandando requisitoriali contro di me. Vorrei trovarmi strada verso Londra; ma come si fa egli a passare i confini? Non ch’io mi penta dell’essermi spontaneamente esiliato, anziché prostituire il mio carattere, e proferire un giuramento di aiutare e con la penna e con l’armi gli oppressori della mia patria. […] Ho scritto alla Contessa d’Albany: non ebbi risposta; ma come e dove mi troverebbero le lettere, s’io non posso dormire tre giorni consecutivi in un medesimo luogo? Quand’Ella mai, signor mio, scrivesse a Firenze, non Le rincresca di darle avviso ch’io vivo. Domattina partirò per San Gallo: sono in forse se piglierò poi la via di Ginevra o di Zurigo. Ma quando venissi a Ginevra mi sarebbe caro di veder Lei, mio Signore, e cercarle consigli: se poi tardassi fino al giorno 24 di maggio, piacciale di spedirmi alcuna commendatizia a Zurigo sotto coperta al Sr. Salomone Pestalozza, il Figlio, al Capricorno, Zurigo. Chiedo, com’Ella vede, aiuto liberalmente, perché sono certo ch’Ella, potendolo, vorrà liberalmente prestarmelo. Intanto la mia sottoscrizione le gioverà ad indovinare il mio nome. Jacopo Ortis
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Despite being oppressed by poor health conditions and the continuing changes of residence, the brief sojourn in Switzerland was not lacking in romantic developments though these gave the poet less satisfaction than affairs of the past. In any case, the cantons of Helvetia Felix did not offer Foscolo a safe sojourn nor that dimension of life or the possibility of earning a living that Sir Stewart Rose, a friend from his days in Florence, had led him to believe he could find in London.
Foscolo had wanted to move to England from the end of spring 1815, as a letter to his friend Trechi illustrates: […] In Francia, ben ponderato il tutto, non voglio rifuggiarmi; sì perché non ci sta dell’onor mio, né altri avrà il piacere di dire ch’io mi sono venduto a Napoleone, e sì perché prevvedo tumulti e sangue civile in Parigi […]. Però quando avrò passaporti, mi rivolgerò verso l’Inghilterra,
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donde avrò, se non pronte, almeno facili corrispondenze con l’isola della mia Zacinto; ho scritto a un ambasciatore di monarca potente,
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chiedendo che m’apra la strada per Londra, e mi ha risposto che mi compiacerà appena sarà tornato da Vienna. Questa lettera m’ha giovato presso i Magistrati di Zurigo, allorché vi sono passato, e mi liberò dalle inquisizioni fatte agli altri Italiani. Non però mi sono fidato di Zurigo, non tanto per gli abitanti, lealissima gente, quanto per tante specie di ministri esteri che in sì piccola città sanno ogni cosa, e d’ogni cosa scrivono novelle al loro paese. Bensì da deputati della Dieta convocata in Zurigo, seppi come il Marcacci
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scrisse in nome del governo austriaco dolendosi ch’io fossi tollerato, e che si tollerasse ch’io scrivessi e stampassi. Non essendovi denunzia formale, non parve alla Dieta di negare con aperto decreto l’asilo ad un uomo innocente; però non si badò più che tanto. Ma quanto al mio scritto,
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il fatto sta che la Polizia milanese se n’è adombrata irragionevolmente; perché io non son uomo si cieco da scrivere in guisa da sommuovere sedizioni; prima, io non sono tanto eloquente; e poi, sommuovere gli animi! Per quale ragione? E con che intento? E per chi? – Tu sei convinto al pari di me, e tranne un piccolo numero di sciagurati fanatici, – tutti, tutti noi siamo convinti che l’indipendenza d’Italia è disperatissima cosa: altri dirà che non siamo maturi; io credo, anzi so che siamo maturi sino alla corruzione, e che senza un incendio simile a quello della Francia, non potremo cangiar condizione: ma s’ha egli a fare deserto per rifare l’Italia?
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Noi siamo arrivati a Londra da otto giorni; e benché da Ostenda in qua io abbia avuto navigazione lunga, oltre il solito, di 41 ore, e burrascosissima e pericolosa – e quella notte perì un altro vascelletto, e quei che s'imbarcarono per la più corta a Calais ebbero quasi ad annegare, – tuttavia dacché toccai l'Inghilterra ebbi lieta ogni cosa, finanche il sole […]. Qui per la prima volta mi sono avveduto ch'io non sono affatto ignoto a' mortali; e mi vedo accolto come un uomo che godesse già da un secolo di bella fama e illibata. Né starebbe se non in me di avanzarmi denaro alla prima; ma innanzi a questo s'ha da pensare alla dignità, tanto più che dove è più decoro, ivi corre spontaneo, col tempo, e più abbondante il danaro. Però mi sto sulle mie; e a questi signori che mi vanno offrendo aiuti e servigi rispondo signorilmente, con viso né superbo né modesto, e bado a studiare la carta per trovarmi sentiero alla fortuna, sicuro insieme e spedito e onoratissimo.
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Hochgeborer Graf! Der berüchtigte Ugo Foscolo, der Eurer Excellenz aus vielen Vorachten ohnediess hinlänglich bekann seyn wird, hat sich meinen erhaltenen Nachrichten zu Folge nach England begeben, wo er – wie die hiesige Oppositionspartei wenigstens auszuposaunen bemüht ist – mit vieler Auszeichnung empfangen wurde. Da Foscolo ein wahres Genie, in Gespräche hinreissend und mit der Alten Literatur sehr vertraut ist, so dürfte es ihm allerdings vielleicht gelingen, durch die englische Oppositionsparthei – deren Mächtigwerden die Lordmayor’s Wahl in London neuerdings bestättiget – einige Bedeutenheit zu erlanger. Den Englischen Journalen wird es in jedem Falle gewiss nicht an beleidigenden Artikeln gegen unsere Regierung in Italien fehlen, die aus seiner Feder fliessen dürfen, da es uns bis jetzt nur durch die sorgsamste Aufsicht gelungen ist, den Druck mehrerer Brochüren in diesem Sinne, deren Verfasser er war, in der Schweiz zu verhindern. Dass er mit Eifer and dem Zusammenhang der Oppositionsparthei mit den heisigen Liberalen und Indipendenten arbeiten wird, ist gleichfalls sehr warscheinlich und ich halte es daher um so mehr für meine Pflicht Hochdieselben hierauf aufmerksam zu machen.
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Il quadro che V.E. mi ha fatto dello scrittore Ugo Foscolo, col suo pregiato foglio del 1° corrente, non lascia in me sussistere alcun dubbio che egli impiegherà a Londra la sua penna contro di noi. La libertà di stampa inglese gli garantirà all’uopo il campo d’azione illimitato che gli aveva precluso in Italia e in Svizzera la saggia sorveglianza del signor conte di Saurau. L’I.R. Ambasciatore non ha a sua disposizione alcun mezzo per impedire l’inserzione sui fogli pubblici in Inghilterra di articoli sovversivi, e persino per la semplice sorveglianza di una persona si va incontro in quel paese a insuperabili difficoltà, che hanno il loro fondamento nella Costituzione. Ciononostante, non mancherò di comunicare queste notizie al principe Esterhazy, e d’incaricarlo di far sorvegliare Ugo Foscolo con la maggior possibile cura.
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Fors’io m’inganno, ma questi Italiani che rifuggirono in Inghilterra, ed ora vanno e vengono dalla Spagna, mi hanno tutti chi più, chi meno, del pazzo. Sono fanatici senza ardire, e metafisici senza scienza, e deliranti per ottenere cose impossibili; e diffidenti, calunniatori, avventati contro chiunque, per carità della loro e dell’altrui quiete, si prova a persuaderli di rassegnarsi alle prepotenti vicende del mondo, e a non assordare i paesi forestieri con vanti, querele e minacce, le quali alla miseria dell’esilio aggiungeranno il ridicolo. E qui da prima mi venivano intorno perch’io scrivessi contro imperatori ed eserciti, e contro parlamenti e senati, perché gli uni congiurano ad opprimere, e gli altri non si sbracciano a liberare l’Italia: – come se il mondo non fosse oggimai sì stordito e smemorato dal troppo leggere libri e ascoltare ciarle politiche, le quali poco sempre, e a’ dì nostri meno che mai, riescono efficaci contro le artiglierie. Ora, da che ho sempre risposto, che uno può, anzi deve, nella sua terra scrivere e predicare, se sa, e fare, se può, quanto gli pare utile a’ suoi concittadini; ma che in paese d’altri s’ha da tacere come in casa d’altri, e portarsi da ospiti discreti e pacifici; da che io ho dato e ripetuto questa risposta, m’hanno bandito la croce addosso qui, come quei della setta contraria facevano contro di me in Italia. – Pur ci guadagno, dacché non mi vengono tanto dattorno, e mi lasciano riavere quello ch’io prima della loro venuta aveva ottenuto, di “dimenticarmi ed essere dimenticato dagli Italiani”. E quei pazzi, tanto in Piemonte quanto in Napoli, pubblicarono non so che dicerie (perch’io non le ho mai vedute)
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sotto il mio nome, senza rispetto alla mia poca fama come scrittore, né alla sicurezza degli amici. E perché altre volte me ne fu scritto da Firenze, vi affermo con giuramento (“E questo fia suggel che ogni uomo sganni”
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) ch’io né scrissi mai né pensai di scrivere né per né contro la rivoluzione; – ch’io la lodo per l’intento, ma ne rido per l’evento in che riuscì, e per l’imbecillità di quelli che vi si ingerirono; – ch’io non ho cangiato mai, dacché ho potuto pensare, uno solo de’ miei principj politici, né, spero, li cangerò mai; – però mi sono volontariamente eletto l’esilio, e le fatiche e la vecchiaja e la sepoltura in terra straniera: ma che contentandomi oggimai di serbare le mie dottrine per me, mi crederei forsennatissimo se ambissi di applicarle all’Italia ch’io credo cadavere, e dove le mie opinioni, se fossero instillate in cervelli vulcanici, riescirebbero perniciose ad essi ed a molte famiglie, senza la minima pubblica utilità. E d’altra parte mi vergogno a crescere il numero dei tanti Italiani da Dante in qua, che non han saputo se non che gridare, gridare, gridare.
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L’altra ragione che io non ti ho scritto si è, che ad affrancare una lettera perché parta mi bisognano tre lire di Francia, ed altrettante a riscuotere la risposta; però mi sono rassegnato per ora a scrivere a te e alla mia famiglia una volta al mese non più – e di tacere con tutti gli altri fino a tempi migliori. E tieni per certo, donna mia, ch’io in questa terra troverò presto o il cataletto, o il carro trionfale. Da quasi due mesi che io ci sono arrivato mi furono aperte tutte le porte de’ grandi; né v’è onore che io nel mio povero stato e con la scarsa mia fama non abbia finor ricevuto; e gl’inviti e le accoglienze e le visite mi vengono innanzi senza che io mi affanni a procacciarmele: bensì per quanto io voglia procacciarmi ed esplori da tutte le parti e attentissimamente un sentiero di guadagnarmi la vita ed apparecchiarmi un po’ di foco e di tetto certo per la vecchiaja, non mi riesce mai fatto; anzi veggio che quanto più mi mettono in soggezione e mi forzano a star contegnoso e a non parlare delle mie presenti necessità – e guai, credimi; guai s’io ne parlassi; e comincio a sospettare che per uscire di questo stato mortale, mi converrà dir addio a tutti i letterati, e a’ signori, e rassegnarmi all’amarissimo calice di andare per le case insegnando lingua italiana, e greco, e latino e poi ridurmi alla mia stanza e scrivere per la posterità, se pure la posterità avrà cura di me.
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Da mezzo Ottobre sino a tutto Dicembre io caddi infermo dello stesso malanno dell’uretra, che m’assaltò per la prima volta in Firenze, che si quetò, che nel 1815 tornò a darmi addosso in Milano, e dopo pochi dì se ne andò; e che aspettò ch’io sbarcassi in Inghilterra per darmi il colpo quasi mortale. Il clima funesto a’ forestieri, il carbone col quale unicamente si può scaldare le stanze, l’acqua pessima, per me segnatamente che non bevo vino, il modo di nutrirsi di carni sanguinolenti, ma più ch’altro la tristezza e lo scoraggiamento che prostrarono l’anima mia, hanno forse rieccitato, ma certamente inasprita la infermità ch’io credeva guarita per sempre. Io ammaestrato dall’esperienza, voleva a ogni patto curarmi da me; ma le persone ch’io aveva qui conosciute, e che fors’anche mi presumevano ricco, m’hanno, volere e non volere, costretto a lasciarmi visitare da chirurghi e da medici, e tormentare dagli uni e dagli altri, e guastarmi lo stomaco con droghe degli speziali, e mungermi la borsa, poverissima come tu sai, – così che dopo avere loro dato il poco ch’io aveva, sono miei creditori del molto ch’essi giustamente pretendono, e ch’io non potrei dare perché non l’ho. […] Ma nel tempo della mia malattia, quand’io aveva più necessità di conforto, né altro conforto restavami fuorché Andrea, m’accorsi chiarissimamente che Andrea non solo nojavasi d’essermi infermiere, non solo s’era atterrito della presente e della futura mia povertà, ma – pur troppo! M’accorsi ben anche di ciò ch’io aveva sospettato sino in Zurigo, ed è, che Andrea aveva colto l’occasione di farsi pagare il viaggio sino in Inghilterra, e poscia piantarmi senza neppure dirmi grazie.
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This disingenuous act of writing of himself in the third person was not well received by other Italian writers of the period, who easily discerned the true identity of the work’s author. In particular, the Abate di Breme, offended by Foscolo's tone, began a bitter polemic through articles in Italian journals and letters to both Hobhouse and Byron – a situation about which Foscolo came to know through a letter of Conte Confalonieri, with whom he had avoided a duel in Milan a few years previously, and with whom now, after a chance encounter in London, he had smoothed over past wrongs.
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Although his authorship had been discovered immediately, Foscolo chose to negate it, even with his most intimate friends, such as Silvio Pellico: Vedo che l’ab. di Breme col quale io mi comportai sempre amichevolmente, e però io me lo teneva per amico alla cieca, mi scrive filippiche addosso. Certo saggio su la Letteratura Italiana pubblicato da un Baronetto Inglese che ha nome Hobhouse, ed è amicissimo di Lord Byron – saggio, che giudicato sossopra a me pare ben fatto, e in onore agli Italiani – provocò la penna dell’abate ad assalirmi di mille accuse, e fra l’altre “ch’io m’era già venduto a scrivere per gli Austriaci” – Della quale imputazione l’autore inglese non si sapendo che dire, scrissemi un mese addietro liberamente; ed io gli contai schietto ogni circostanza; e mi afflissi a far apparire l’abate di Breme volontario calunniatore.
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Quanto alla seconda condizione di porre il mio nome nel titolo o nell’avviso al lettore della prossima edizione del vostro libro, vi invito, Signore, a pensare a tutto quello che la vostra dichiarazione nel frontespizio, e le mie parole nelle conversazioni hanno fatto scrivere sinora al pubblico. Ho sempre sentito (e sono sicuro che anche voi l’avete sentito nel fondo della vostra anima) che la nostra transazione, sebbene nascosta al mondo, non avrebbe mai potuto illudere il tribunale che abbiamo dentro di noi; e la nostra amicizia meritava d’avere una base ben diversa che quella della complicità. Ma la confessione non servirebbe ora che a coprire il nostro viso di vergogna, senza tranquillizzare la nostra coscienza. Confessando l’inganno al mondo gli si direbbe indirettamente che è stato una bestia tanto sciocca da lasciarsene imporre; e se ne vendicherebbe come una bestia feroce. Perciò, Signore, io resto nell’impegno di conservare il segreto; e nel caso che giudicaste di render noto che il saggio non vi appartiene, spero che mi lascerete la libertà di cercare che la vendetta del pubblico non cada su me soltanto. Perché avremmo su di noi una pioggia di satire da ogni parte; e l’abate di Breme ne riempirà l’Italia e l’Inghilterra.
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Foscolo’s relationship with the family of another political figure, Lord Russel, came to the forefront once again in December 1818. The lessons on the poetry of Petrarch that Foscolo gave to the family’s two elder daughters became the basis for the Essays on Petrarch. But in this period, Foscolo did not only write about Petrarch, but continued his translation of the Iliad (the third book, which he sent to his friend Gino Capponi, was published in the Antologia Vieusseux in Florence), and worked on the Grazie (of which two fragments, Il velo delle Grazie and Di un antico inno alle Grazie, were published in a volume composed privately for the Duke of Bedford in 1822). 27 He also wrote the essay ‘On Parga’, published in the Edinburgh Review in October 1819, for which he also wrote a second essay on Dante; a long article, ‘Italian Narrative and Romantic Poems’, also appeared in the Quarterly Review in April 1819. These details about Ugo’s life and works will become essential to understanding, later on, how Mazzini had to relate to the manuscripts of the Risorgimento’s brightest myth.
Notwithstanding economic difficulties, which he diligently reported to his correspondents in Italy, Ugo did not learn to resign himself to a modest life: he joined elegant clubs in London and increased his debts from month to month. He must have given an impression of being financially well-off, if Leopoldo Cicognara, a mutual friend of both Ugo and Quirina, wrote to the Donna Gentile during a sojourn in England: Quando io arrivai a Londra teneva cavallo, cabriolet, casa di campagna e di città, e servitore. Questo era un po’ troppo: credo lo abbia conosciuto, e la buona sua situazione si è resa migliore prendendo un bellissimo appartamento, e ammobiliandolo decentissimamente tutto di suo. Il che gli ha portato gravissima spesa, che se ha fatta, e in molta parte ha fatta, vi troverà agi e non angustie, sebbene possa restargli alcuna cosa a pagare. Io vedo che sono più le lautezze che i guai; poiché potevansi risparmiare alcune centinaia di zecchini, senza farla troppo da signore, e vivere con più moderazione.
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Mr. Murray ne m’a pas encore donné le rest du livre; – j’irais moi-meme le chercher aujourd’hui, puisque je dois me hâter à le voir publié, à fin de faire tout de suite annoncer dans tous les news-papers le paragraphe suivant – “L’auteur des Essays sur Petrarque donne des leçons de Langue et de Litterature Italienne; and will attend Ladies and Gentlemen at their houses” – je trouverai quelque personne charitable qui me traduira cet annonce en forme; – en verité j’amerais de m’annoncer pedagogue itineraire avec mon nom; – mais je crains que mes parents et mes amis, – et surtout ma pauvre soeur, n’aient pas encore assez de philosophie: mes malheureux Venitiens malgré les misères et les humiliations sous lesquelles ils sont courbées croient que De’ numi è dono Serbar nelle miserie altero nome.
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Aussi en voyant, au lieu de mon nom, la circolocution The Author of the Essays on Petrarch, ils se desesperont un peu moins. Je suis, Madame, faché sincerement et profondement faché, pour vous et pour tous ceux qui comme vous, ne prevoyant point que j’aurais fini par être maître de langue, m’ont ouvert leur maisons, avec la certitude que j’aurais continué de vivre en gentilhomme. Mais par le papier ci-joint, que je vous prie de remmettre à Milord, vous vous persuaderez que je devais et je dois depuis trois mois ou cesser de vivre; – ou prendre le seul parti qui tout en me depossedant du titre de gentilhomme, me donnerait les moyens de vivre en homme de bien.
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Even his relationship with Pickering soured: only the first volume on Dante (Discorso sul testo della Commedia) and the Decamerone di Messer Giovanni Boccaccio emerged under the publisher’s auspices and then so filled with errors that Foscolo thought of withdrawing his collaboration and publishing the volumes on his own, when he had the opportunity. Bookseller and editor both had recourse to lawyers, and Foscolo was imprisoned, a second time, probably in March 1826. All these entanglements and the difficulty of obtaining a secure income from his intellectual labors alone certainly did not improve his health. In this condition, he wrote to Hudson Gurney in August, a banker whom he had met in better times, to whom he continued to stay close, and to whom the Pickering edition of Dante was dedicated: Mio caro signore, […] sappiate che senza la vostra liberalità inattesa e provvidenziale, io sarei forse già sepolto, o almeno ridotto a tale estremità da render vano ogni umano rimedio. Le prime lire 50 che mi mandaste in gennajo furono spese a Totteridge Hertz, dove io aveva sino allora lavorato, e pagato copisti pel Pickering. Ma questi, dalla metà di novembre, e al momento stesso in cui fu stampato il primo volume del Dante, si ritirò dal suo contratto, e mi lasciò abbandonato a me stesso. Dal novembre adunque sino alla metà di gennajo, continuando io sempre ad occuparmi de’ volumi seguenti, fui costretto di vivere a credenza; e il vostro dono mi abilitò a pagare i miei debiti; – ma pure, ad onta della discreta pigione e della tranquillità del luogo, e soprattutto della salubrità dell’aria, primo se non unico sostegno della mia salute, dovetti abbandonar quel soggiorno, e vendere ancora quel poco che mi restava di mobilia, eccettuati i miei libri e un tavolino e una seggiola. […] cercai di procacciarmi qualche modo di sussistenza collo scrivere alcuni articoli richiestimi dal signor Southern, uno degli editori della Retrospective Review, della Westminster Review, e del New London Magazine. Diedi quattro articoli che dovevano essermi pagati a prezzo assai basso, ma a pronti contanti: – eppure, invece delle lire quaranta che avrei dovuto ricevere secondo l’accordo, non ne ebbi che dieci. […] A questo io mi era rassegnato fino dal marzo; e lo era più ancora quando domenica mattina 30 luglio mi giunse la vostra lettera coll’ordine per lire 50. Io era allora assalito da violenta febbre bibliosa, prodotta principalmente dalla situazione del mio soggiorno. Era una casuccia ammobiliata, composta di tre piccole stanze, segregata da ogni altra abitazione, e senza padron di casa, o inquilini; e fin qui mi andava a genio. Io non pagava più di dieci scellini la settimana, e non vi era il menomo pericolo di essere veduto da alcun essere umano che mi conoscesse. Ma era in un quartiere della città, dove i più miseri e più rumorosi abitanti della metropoli vivono, o cercan di vivere, colla loro numerosa figliolanza. E' un'altra razza d'Inglesi; e nessuno, se il caso non lo porti come me per lungo tempo fra loro, può mai farsene idea […]. Ora, fra il trambusto di uomini in rissa, di donne in litigio, di fanciulli svraitanti, di esecutori pignoranti, e di cani e gatti alle prese, continuai tranquillamente a tradurre l'Iliade, finché mi trovai inabile ad altro che rassegnarmi con pari tranquillità alla morte. Non v’è acqua nel quartiere, [… ed] essendo il mio tugurio volto a mezzogiorno, senza finestre da alcun’altra parte, io mi trovai in quest’arida stagione quasi soffocato dal caldo, e infestato dalle esalazioni del vicinato. […] Da tutte queste cagioni fu prodotta la febbre biliosa di cui ora mi sento assai meglio, se non libero affatto; ma quando giunse la vostra lettera ero quasi ridotto agli estremi. Io dunque, quanto più presto potei, rimossi i miei tabernacoli; ed ora mi godo un secondo piano arioso quanto altro mai in questo vicinato; ed oltre al lusso della nettezza e della tranquillità, mi trovo sotto la mano acqua eccellente. Vorrei soltanto trovare qualche più efficace rimedio contro la bile, dacché non mi giovano più né pillole, né rabarbaro, che prese in forte dose mi van sempre più logorando lo stomaco.
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Ultimamente io aveva intrapresa un’edizione di poeti italiani, illustrati da me; e innanzi la fine di quest’anno avrei dovuto ricevere per contratto la somma di lire mille cento e cinquanta sterline. I primi tomi si stamparono, anzi il primo fu pubblicato: ma il librajo nel tempo stesso, vedendosi travolto nelle sciagure di altri più ricchi nella sua confraternita, e forse anche sorpreso di terrore panico, si diede al tristo; e non solo lasciò stare a mezzo l’edizione, ma si schermì, e continua a fare il sordo per non pagare. […] Come io viva da gennajo in qua, Dio solo lo sa, e lo saprà; – e se verso la fine di luglio passato, io non avessi finalmente pigliato il partito di vendere anche i migliori e più voluminosi de’ libri miei, voi forse un giorno alzandomi un busto d’onore, avreste dovuto scrivermi anche nell’inscrizione, che mi moriva d’inedia. Qui ad ogni modo non posso né vorrei più starmi, perché quand’anche ripigliassi lavori letterari, sarebbero fatti per pane, e riescirebbero tristi per sé, e di niuna utilità presente o futura. Dovrei sborsare danari a traduttori e copisti, e lottare di settimana in settimana, di giorno in giorno, a liberarmi da molte angustie, e procacciarmi appena la vita col danaro dei librai non pagato se non di semestre in semestre, e talvolta anche solamente alla fine dell’anno. Ed avviene, pur troppo, che innanzi all’epoca del pagamento dichiaransi falliti; ed io perderei nuovamente le mie spese, i miei sudori, e sussistenza e vita e buon nome ed ogni cosa, e finanche la sepoltura, da quella in fuori che le parrocchie danno ai pezzenti, i quali muojono su per le strade o negli spedali. Tanto a me, mio caro Dionisio, è giovata la fama somma ch’io godo in letteratura! […]
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A me mancano pochi anni ai cinquanta, ed oltre alla minore certezza e gioia e forza di vita in questa età mia, s'è accanita contro di me la fortuna, tanto che non ho certezza oggimai né di vivere per lavorare, né di lavorare per vivere. E poi che a stare in questo paese fra gli uomini bisogna danaro, e qui la povertà come altrove, ma più che altrove, move disprezzo e ribrezzo, io mi sono in tutto e per tutto rimosso dal mondo, e mi vivo ignotissimo, e mi procaccio tre beni: l'uno, di non perdere tempo a visitare ed esser visitato, e leggere e rispondere lettere che non dicono nulla; l'altro, di occultare la mia povertà, che quant'è meno veduta, tant'è più tollerabile; e il terzo, e il sommo, e il più necessario, di non vedere mai Italiani, i quali e come esuli, e come oziosi, e come Italiani sono indiavolati anche qui dalla Discordia calunniatrice, loro fatale divinità avita
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L’esilio pareva a Foscolo sventura senza compenso. Non presentiva che in seno a quei fortuiti e vaganti convegni, lungi dalla Italia vecchia, si faceva il primo ordito dell’Italia nuova. Che se quei deliberanti d’autorità propria non poterono apportare ai loro arbitrarj congressi il suffragio dei loro municipj, poterono infine attrarre a loro la coscienza della nazione. Era come un’anima nuova che si apprestasse a scendere entro un corpo nel quale si fosse estinta una prima vita. Foscolo, poco benigno estimatore degli uomini, giudicò quei compagni di sventura per quel che ciascuno sembravagli valere in sé e per sé; e li disprezzò; e preferse un esilio solitario e sconsolato, vendicando quasi sopra sé stesso le sciagure che l’invidia dei mediocri e la gelosia dei potenti gli avevano inflitto. E così parve disperare dell’Italia, e del progresso, e della ragione e della libertà. Ma le speranze a cui Foscolo sembrò farsi cieco, si rivelarono ad altri, che si erano nutriti di quelle eloquenti pagine ch’ei scriveva gemendo. E questi versarono prodigamene alle moltitudini ciò che Foscolo riputava gelosamente serbato agli eletti del gregge umano (Cattaneo, 1861: 49–50). Ugo Foscolo non rappresenta per noi alcun sistema politico, alcun ordine regolato d'idee. Egli è stato un'espressione poetica dei nostri più intimi sentimenti, il cuore italiano nella sua ultima potenza. Noi ci sentiamo in lui idealizzati […] la contraddizione di Foscolo era quella di tutti gli italiani. […] Noi volevamo una patria e la patria fu per noi tutto. (De Sanctis, 1952: 192 and 197)
The revolutionaries, and Mazzini prime among them, read Foscolo’s texts in the light of their own convictions, which were independent of what the author himself had come to think of the political operations of his admirers. In brief: the revolutionaries adored Foscolo, but he himself, disillusioned in his own ideals by political defeats, weakened by illness and facing a difficult life even in that free Albion where he had hoped to find a triumphal chariot, considered them a nuisance at best, and madmen, at worst. For these madmen, Foscolo was now an untarnishable myth, a warrior poet, the first incarnation in the contemporary era of the ideal union of thought and action. He had fought for the Venetian Republic against the Austrians, he had fought in the army of the French Republic, he had challenged Napoleon for becoming a tyrant: how could Mazzini not feel kinship to such a republican hero? But there is more, as Cattaneo illustrates: Foscolo had bequeathed to the Italian patriots the idea of exile as an institution. Thanks to the power of literature and his own example, united to a political ideal, Foscolo had lifted the condition of exile from being merely an unhappy life experience into a foundational myth.
Thanks to Foscolo and his refusal to collaborate with the Austrians in Milan in 1815, the militant politics of the exiles revived an ancient and powerful myth, that of an exile in contempt from the patria, an extreme protest against despotism, an unlimited devotion to the cause of liberty. The experience which the revolutionaries attributed to Foscolo is, with about as much historical consistency, that of Dante.
Among these young revolutionaries the most influential was obviously Giuseppe Mazzini. Like many young Genoese, who under the imperial yoke of the 1820s regretted the defeat of the Repubblica ligure (the same Republic which Foscolo hastened to defend in arms, and in which context he had set the ode A Luigia Pallavicini), Mazzini was an avid reader of the Ultime lettere di Jacopo Ortis. These are his words: Sui banchi dell’Università – v’era allora una Facoltà di Belle Lettere che precedeva di due anni i corsi legali e medici e ammetteva i più giovani – era cupo, assorto, come invecchiato anzi tempo. Mi diedi fanciullescamente a vestir sempre di nero: pareva di portare il lutto per la mia patria. L’Ortis che mi capitò allora fra le mani, mi infanatichì: lo imparai a memoria. La cosa andò tanto oltre che la mia povera madre temeva di un suicidio. (Mazzini, 1944: 80)
It is already clear in this passage that Mazzini had taken on the task of erecting a ‘monumento di gloria’ to the writer, to anoint him among the great figures of the nation. The proposition re-emerged with conviction when Mazzini found himself retracing Foscolo’s footsteps in exile.
Mazzini landed on English soil after having been expelled from France and Switzerland. In fact, Mazzini had to start over from the beginning, weaving new alliances for his secret association Giovane Europa, and finding new methods of subsistence, given that he was in precarious economic conditions and had sworn not to be a burden on his family. An extremely resourceful man, he had in a short time found ways of helping himself and many other exiles in a similar condition thanks to his own initiative. Among the various means of scraping together money which he had at his disposal, he too chose to write about Italian literature for the major English reviews:
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a task which, along with its economic advantages, permitted him to work for the cause of an Italian revolt. He wrote a second essay on Dante, to which I will return; and obviously, finding himself in London, in the same position in which Foscolo had been, Mazzini returned to his project of creating a ‘monumento di gloria’ to the author of his beloved Ortis.
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The moment seemed perfect to produce that Vita di Foscolo, which Mazzini had often, according to evidence in his diary, promised to publish. Probably by speaking to other Italian exiles who had been in contact with Foscolo (this is entirely conjecture, but it is very probable that Mazzini entered into contact with Camillo Ugoni, another professor of Italian literature transplanted to London, author of a valuable Storia della letteratura italiana which owed much to Tiraboschi, who had been a friend and tenant of Foscolo’s and whom Foscolo in turn had treated as one of those madmen discussed earlier), Mazzini discovered many papers of the Sepolcri lying unpublished. He set out to search for them and found them: at the offices of Pickering, Mazzini found diverse bundles of Foscolo’s autograph papers. What exactly did these bundles contain? We must carefully read what Mazzini writes, because the question becomes important: Io sapeva che, dei molti lavori intrapresi da lui nell’esilio, parecchi erano stati soltanto in parte compiti, altri erano, per la morte che lo colpì povero e abbandonato, andati dispersi. Mi diedi a rintracciar gli uni e gli altri. E dopo lunghe e infruttuose ricerche, trovai, oltre diverse lettere a Edgar Taylor – oggi contenute pressoché tutte nell’edizione, che io pure aiutai, di Lemonnier – quanto egli aveva compito del suo lavoro sul poema di Dante, e in foglietti di prove, due terzi a un dipresso della Lettera apologetica ignota allora intieramente all’Italia. Quest’ultima scoperta fu una vera gioia per me. Quelle pagine, senza titolo o nome d’autore, stavano cacciate alla rinfusa con altri scritti laceri, e condannati visibilmente a perire, in un angolo d’una stanzuccia del libraio Pickering. (Mazzini, 1979: 150)
This final item of the list is not given much importance, and yet, we now know, thanks to the final volumes of the Foscolo correspondence in the Edizione Nazionale, that among these ‘scritti laceri’ there are details of diverse letters that Foscolo had sent to Italian and English correspondents, in particular, Niccolò Tommaseo and the Donna Gentile. I have used two of these letters in the first part of this article to document how Foscolo, in the final years of his exile, had become disenchanted with the Italian nationalist cause and had become preoccupied almost entirely by his own, precarious, financial situation.
Mazzini, having at his disposition all this unpublished material, could have written the biography of Foscolo that he had discussed with Ugo’s brother, Giulio, in 1836 and which he had promised by letter to the Donna Gentile, Quirina Mocenni Magiotti. Instead, he decided not to do any such thing. In his own letters to numerous correspondents, and much later in the Memorie, he claimed not to have done so because he was too busy and not sufficiently solvent to underwrite the costs of publication. 38
However, he purchased the block of manuscripts from Pickering, allowing himself to be subsidized by the Donna Gentile: Rinvenni io quelle carte […]. Ma il libraio, ignaro in sulle prime di quel che valessero e sprezzante, poi fatto ingordo dalla mia premura, ricusava di cederle s’io non comprava il lavoro sul testo dantesco – e ne chiedeva quattrocento lire sterline.
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Io era povero e non avrei potuto in quei giorni disporre di quattrocento soldi inglesi. Scrissi a Quirina Magiotti, rara donna e rarissima amica, perché m’aiutasse a riscattar le reliquie dell’uomo ch’essa aveva amato e stimato più ch’altri nel mondo; e lo fece; ma il libraio insisteva per cedere indivisi i due lavori o nessuno, ed essa non poteva dar tutto. (Mazzini: 1979: 151)
Mazzini’s opinion of Dante had not changed: he remained the prophet of the nation. By addressing this second essay to the Italian émigrés in England, marginalized and illiterate, wandering peddlers or beggars or frustrated in miserable occupations far away from the land to which they belonged, Mazzini wanted to give these immigrants a reason for national pride. He therefore presents Dante as a great and unfortunate compatriot, an exile like themselves, who was also the first thinker of an Italian political design to come. He writes at the very beginning of the essay: Qual forza non aggiungerebbe alla vostra fede il sapere che il piu’ grande intelletto di tutta Italia, anzi di tutta Europa, era credente nella credenza che noi predichiamo, e tendeva allo scopo medesimo che noi oggi cerchiamo di raggiungere? (Mazzini, 1979: 58)
My question, at this point, has become purely rhetorical: why did Mazzini decide to spend resources, time and energy on a work to which he could not even attribute his own authorship instead of writing the promised biography of Foscolo? Because, given the materials he had at hand, writing a biography of Foscolo would imply revealing to the world that Ugo, in the final years of his life, had become disenchanted by the Italian ideal. Completing the Commentarii and attributing them to Foscolo, instead, gave Mazzini an occasion to celebrate in a single gesture two great Italians, making them both precursors to his own ideals.
More than 20 years later, in the Memorie, Mazzini revealed the falsification, looking for justifications in the contingencies of the moment: M’offersi come era debito mio verso il generoso editore, di dirigere tutto il lavoro e correggere le prove. Ora, strozzato dalla miseria e dalla malattia, Foscolo non aveva compito l’ufficio suo fuorche’ per tutta la prima cantica. Il Purgatorio e il Paradiso non consistevano che delle pagine della Volgata, alle quali stavano appiccicate liste di carta preste a ricevere l’indicazione delle varianti, ma le varianti mancavano e mancava ogni indizio di scelta o di correzione del testo. Rimasi gran tempo in forse s’io non fossi in debito di dichiarare ogni cosa al Rolandi, ma Pickering era inesorabile a vendere tutto o nulla, e il libraio italiano non avrebbe probabilmente consentito a sborsare quella somma per una sola cantica. (Mazzini, 1979: 158) A me intanto sembrava obbligo sacro verso Foscolo e la letteratura dantesca di non lasciare che andasse perduta la parte di lavoro compita; e parevami di sentirmi capace di compirlo io stesso seguendo le norme additate dal Foscolo nella correzione della prima cantica e immedesimandomi col suo metodo, l’unico secondo me, che riscattando il poema delle servitù alle influenze di municipio (toscano o friulano non monta) renda ad essi il suo carattere profondamente italiano. Tacqui dunque e impresi io stesso la difficile scelta delle varianti, e la correzione ortografica del testo. (Mazzini, 1932: 262) Dante è tal uomo i cui libri, studiati in un colla vita, sarebbero da tanto da ritemprare tutta una generazione e riscattarla dall`infiacchimento che tre secoli d’inezie o di servilità hanno generato e mantengono … Dante è una tremenda unità: individuo che racchiude, siccome in germe, l’unità e la individualità nazionale … La Patria s’è incarnata in Dante. La grande anima sua ha presentito, più di cinque secoli addietro e tra le zuffe impotenti dei Guelfi e dei Ghibellini, l’Italia: l’Italia iniziatrice perenne d’unità religiosa e sociale all’Europa, l’Italia, angiolo di civiltà alle nazioni, l’Italia come un giorno l’avremo.
With such a literary operation, Mazzini contributed to the creation of a mythology, using the authority of Dante and Foscolo in a well-conceived attempt to reconstruct the past so that it might serve as a foundation for the future he wished to create.
Why is the falsification so interesting? Certainly not because it seeks to identify Dante as the father of the fathers of the patria – many other thinkers before Mazzini had made this claim. And not even because it became extraordinarily famous. On the contrary, in the beginning it went practically unnoticed.
When in 1843 the publisher Rolandi returned to Italy to deliver the work to the subscribers, he confronted obstacles from the censors of various states: in Naples the delivery was prohibited; in Genoa the censor ordered the names of the recipients to be handed over to the authorities; while in Milan the copies were seized and dispersed. From a purely philological point of view, notwithstanding all the cure, in the Latin sense of the term, which he had expended, Mazzini had not undertaken such a task to make the ‘Foscolian’ edition of the Commedia an important text. From a literary point of view, there is no scandal to uncover, because Mazzini at a late age, as we have seen, declared that he had intervened in the text without specific consequences or any embarrasment.
This falsification is important to the extent that it is a falsification: it is a transparent instance of how political desires can transform the shape of a national literary canon. Paradoxically, the Commentarii are significant precisely because they are a forgery: they are the demonstration, obvious and straightforward, of the power that ideology can have over reality. To believe that Dante could be the father of the Italian nation, to believe that a single identity united Dante, Foscolo, and all the other expatriate Italians as political exiles – despite obvious and grave individual differences – was to suggest that careful historical revision could give political meaning to the quotidian existence of anyone. And at the same time, the Commentarii are an example of how realpolitik can influence not only the inclusion or exclusion of a text within the canon, but the very existence of such a text itself.
Footnotes
Notes
Funding
This research received no specific grant from any funding agency in the public, commercial or not-for-profit sectors.
