Abstract

Il titolo Lucania within us, fortemente metaforico ma di sicura pregnanza storica, coincide con quello di un saggio sul Cristo si è fermato a Eboli che Carlo Levi attribuisce a Friedrich G Friedmann; saggio che tuttavia ad oggi non è stato rinvenuto. Non è escluso che il filosofo tedesco-americano – venuto nel mezzogiorno a studiare la Weltanschauung del contadino meridionale – non abbia mai composto tale scritto e che la citazione servisse piuttosto a Levi per dare una proiezione antropologica a una sua istanza di poetica.
Lucania dentro di noi è sintagma che allude a una dimensione universale della condizione contadina o, se si preferisce, a un perdurante valore dell’arcaico nel tempo di una società postcapitalistica. Questo concetto è valido anche per Scotellaro, sicché il titolo assume valore unificante delle due esperienze che sono tra loro legate da una comune tematica pur nella peculiarità e importanza di ciascuno dei due scrittori. D’altra parte, per riconoscimento reciproco, intercorreva tra i due un “amore della somiglianza” .
L’espressione Lucania within us è perciò emblematica di una condizione dello spirito in grado di fornire un’interpretazione coerente dell’opera di Levi e di quella di Scotellaro. Oltre a esprimere nel profondo la storicità del loro tempo, i due scrittori rispondono a quel bisogno sempre più diffuso di un nuovo umanesimo che fondi anche su valori “neocontadini”.
Nel dedicare il volume a Vittore Fiore, Friedrich G Friedmann, Rocco Mazzarone, Manlio Rossi-Doria, Linuccia Saba e Guido Sacerdoti i curatori si sono posti su una linea di continuità rispetto all’azione svolta dai dedicatari, che hanno avuto grandi meriti nella pubblicazione e diffusione delle opere di Levi e Scotellaro e hanno felicemente promosso iniziative di studio su di loro e sulla civiltà contadina.
Il volume è suddiviso in due parti, intitolate rispettivamente Il cuore antico di Carlo Levi e Rocco Scotellaro, la libertà contadina; sono proposte, in buona sostanza, due monografie che tuttavia tra di loro interagiscono anche per la trasversalità di talune tematiche. Precede le parti monografiche – che aspirano a organicità se non a completezza – una cornice che ha valore introduttivo, intitolata Figure e prospettive ripetibili secondo la suggestione di Goffredo Fofi; in essa vengono sviluppati i presupposti fondanti della civiltà contadina nei suoi riferimenti storici e nella sua fungibilità presente.
La prima sezione della prima parte ha funzione di soglia, nel senso che vuole introdurre al complesso universo di Levi con riferimento all’amata terra di Lucania, a Roma capitale e alla fortuna dello scrittore in America. La seconda sezione è dedicata allo studio delle opere pubblicate in vita; la terza invece aggrega contributi riguardanti opere postume e aspetti significativi della scrittura, della ideologia e della pittura di Carlo Levi.
Parallela e corrispondente alla prima sezione leviana, si snoda la prima sezione della parte dedicata a Scotellaro. In effetti viene recuperata una lettera inedita, si discute dell’attualità e della fortuna americana nonché dell’eclatante processo costato al sindaco poeta persino un’ingiusta detenzione. Il nesso di collegamento tra le due parti del volume è reso esplicito dall’intervista a Carlo Levi su Scotellaro.
Nella seconda sezione viene delineato un profilo di Scotellaro attraverso l’analisi delle sue opere più note in versi e in prosa con proposta di materiali narrativi inediti. Nella terza sezione, in apertura, campeggia un omaggio in versi a Scotellaro da parte di un valente poeta suo conterraneo. Seguono indagini rivolte al campo delle arti visive e al rapporto con due importanti personalità, in particolare con Leonardo Sinisgalli, punta di diamante della cultura novecentesca e archetipo riconosciuto della tradizione poetica lucana.
Nel ricco tessuto organizzativo, particolare compattezza assumono le ultime tre sezioni, dedicate alle traduzioni, alla musica e al cinema. Oltre che nelle lingue più conosciute (inglese, francese, spagnolo, portoghese e tedesco), è emerso un riscontro di interesse in altre più lontane (arabo, giapponese, russo e finlandese), a conferma di quella individuata universalità dell’arcaico contadino.
Alla testimonianza di un esperto etnomusicologo si aggiungono le composizioni su poesie di Scotellaro realizzate da alcuni noti musicisti, che inaugurano un promettente filone di ricerca.
Il volume si chiude, idealmente e di fatto, con una sezione che vede ricongiunti Levi e Scotellaro, i quali in vita hanno mostrato sensibile interesse per il cinema. Da un incisivo inquadramento sul cinema contadino meridionale all’analisi e recupero di sconosciuti materiali leviani, con affondi su Rosi e sul documentario antropologico, fino alla pubblicazione per la prima volta della sceneggiatura del film Rocco Scotellaro realizzato per la RAI.
Rafforzati spesso da documentazione inedita o rara, gli studi raccolti risultano assai innovativi per metodo e contenuti, rivelando aspetti sinora trascurati ovvero approfondendo sotto nuova luce quelli tradizionalmente affrontati. Il ripensamento critico è sempre indice di estrema vitalità, segnale che un autore viene a incrociare bisogni avvertiti dal pubblico dei lettori e dagli studiosi. Sicché la fisionomia dei due autori e i tempi oggi ‘complessi’, che impongono una visione larga e unitaria, hanno suggerito un convinto e reale approccio interdisciplinare che procede nel segno della contaminazione tra letteratura e antropologia, lingua e arte, economia e storia, fotografia e cinema, musica e televisione. In un fervido intreccio tra cultura accademica e critica militante sono stati coinvolti studiosi provenienti da diverse università italiane e straniere nonché intellettuali e scrittori famosi. Questo ci sembra di non poco conto per il superamento di storici steccati nel momento in cui s’impone uno sforzo unitario che restituisca peso e valore alle incerte sorti degli studi umanistici in un quadro di proficua collaborazione internazionale.
