Abstract

Recensione di : Paola Basile, Lake Erie College, USA
Nel suo libro Dante’s Journey to Polyphony, l’autore Francesco Ciabattoni ci trasporta in un viaggio musicale alquanto originale e affascinante, attraverso la cacofonia dell’Inferno, la monofonia del Purgatorio e la polifonia del Paradiso. L’autore sottolinea fin dalle prime pagine l’importanza della musica mundana nel mondo medievale e di conseguenza ogni allusione alla musica, ai canti sacri nella commedia dantesca, non può essere casuale, un semplice ornamento estetico, ma parte di un piano prestabilito, ben strutturato e organizzato, denso di significato, che accompagna l’itinerario del pellegrino Dante.
L’epicentro dell’analisi del professore Ciabattoni ruota intorno all’uso e al significato delle rappresentazioni musicali nella Divina Commedia. I canti sacri citati nel poema sono descritti con cura e dettaglio e hanno un ruolo e significato preciso nel corso dell’itinerario dantesco. L’autore vuole quindi mostrare il valore, a suo avviso fondamentale, del disegno musicale intricato del poema.
Dante’s Journey to Polyphony è composto di cinque capitoli. Il primo, intitolato “Music to Dante’s Ears: Exposure to Polyphony”, esplora la diffusione della polifonia nel tredicesimo secolo, già praticata nelle chiese principali della Toscana, del Veneto e dell’Umbria ai tempi di Dante. Nei trattati medievali l’ organum indicava un tipo di composizione multivocale e cantare cum organo significava cantare polifonicamente, come dimostrano diversi documenti liturgici dell’epoca. Il mottetto del tredicesimo secolo era una composizione polifonica complessa alla quale Dante fu probabilmente esposto. L’autore Ciabattoni traccia con diligenza vari documenti in supporto della sua teoria.
Il secondo capitolo, “Inferno’s Unholy Racket”, esamina la musica cacofonica dell’Inferno che secondo l’autore è una parodia sistematica della musica sacra, dei canti espiatori del Purgatorio e di quelli beatifici del Paradiso. Il guazzabuglio dei suoni infernali sono una distorsione musicale che mette in ridicolo il potere curativo dei canti sacri delle due altre cantiche, segno che gli effetti benefici della musica sono negati ai dannati. Si pensi alla versione corrotta, e alquanto grottesca, della musica diaboli, alla “trombetta” oscena di Barbariccia (il “duca” dei diavoli) in contrasto con la musica instrumentalis e con la musica mundana. L’autore sottolinea l’importanza del materiale auditivo nella Commedia, notando per esempio che l’epifania delle prime anime dell’Inferno è rappresentata attraverso il suono, e l’uscita del pellegrino dall’Inferno è guidata anch’essa dal suono. E come se il materiale sonoro stimolasse la capacità immaginativa di Dante, e del lettore, spingendolo a creare una visione o immagine mentale fatta di “vapori musicali”. Sarà il suono dell’acqua, di un ruscelletto, e non della sua visione, a condurre fuori dall’oscurità Dante, e sarà il canto di un angelo guardiano a guidarlo, cieco, attraverso il muro di fiamme nel paradiso terrestre.
Il terzo capitolo, “Purgatorio: Musical Liturgy as Pharmakon”, è dedicato alla “riconciliazione” del Purgatorio. Le canzoni di Casella e della sirena rappresentano il lato pericoloso e fallace della musica in contrasto con i salmi cantati in comunione all’unisono (in una sorta di monofonia liturgica), i quali offrono un rimedio ai peccatori che si ritrovano in questa cantica ad espiare e a liberarsi dalle loro colpe. Le anime di questa cantica si trasformano in “esseri musicali, che escono dalla loro coscienza individuale, assorte in uno stesso spirito di carità” (43).
Il canto dei salmi funge dunque da farmaco spirituale per le anime del Purgatorio.
Il quarto capitolo, “Paradiso: the Attuning of the Sky”, tratta del significato allegorico dei canti polifonici nel Paradiso. Cantare diventa un mezzo espressivo nelle mani del poeta, in grado di colmare le lacune della lingua la quale stenta a descrivere l’Ineffabile. Il capitolo analizza il significato di armonia nel mondo medievale, l’influenza dei numeri nella musica, degli strumenti musicali e del loro significato allegorico nel poema. La musica, sostiene Ciabattoni, diventa “the tightrope by means of which the poet attempts to bridge the gap between the physical plane of his moral limitedness and the metaphysical plane of his vision’s subject.” (155) E conclude affermando che la grazia discende attraverso la musica come una pioggia che pervade l’universo. L’armonia del Paradiso è raggiunta sia spiritualmente che musicalmente attraverso la risonanza polifonica delle anime con la musica di Dio. La musica diventa la lingua dello spirito, “the means by which beatitude is delivered” (182).
Nell’ultimo capitolo, “The Music of the Spheres”, l’autore esamina la musica mundana delle sfere celesti. I canti delle anime penitenti esprimono il desiderio di armonia matematica e musicale dell’universo. Questo desiderio si realizza nelle rappresentazioni polifoniche dei cieli, l’accordo spirituale è raggiunto attraverso voci diverse unite armoniosamente alla Voce divina. La musica è qui presentata come generatrice d’Amore nell’universo. L’armonia spirituale e quella musicale si congiungono nell’obiettivo finale del viaggio di Dante. La polifonia del Paradiso riflette l’armonia con il Tutto che si realizza spiritualmente e musicalmente attraverso “the simultaneous resonance of the souls’ melodies within the music of God” (218).
Dante’s Journey to Polyphony è uno studio molto interessante, ben documentato, rigoroso nelle sue analisi, elegante nella sua scrittura, e illuminante per quanto riguarda la componente musicale della Divina Commedia. In una nota conclusiva, il saggio di Francesco Ciabattoni offre, a mio avviso, un contributo importante, di ampio e fresco respiro, alla critica dell’opera dantesca.
