Abstract

Recensione di: Giovanni Soldati, Movie director and writer, Italy
Questa dell’esordiente Trojani, è un’opera che si fa apprezzare per contenuto e linguaggio, oltre che per lo stile fortemente innovativo. Si tratta di poesia autentica, con vigile controllo della parola, visioni sintetiche, versi che si oscurano nel profondo del dramma umano per poi risalire in improvvise illuminazioni. L’eccellente padronanza della parola, arricchita da onomatopee e slang, mette a nudo la mente del lettore catturandone la partecipazione emotiva. Si prenda Tel Aviv:
Io a pensare che qui/son venuti da tutte epparti/… con gli ebrei di tutti iccolori/Se mi han detto giusto/anche neri africani/che ballano e fanno jazze e bongo bongo/proprio come alla tivvù americana/e nei ghetti di Sowetò./… E i coloni disturbano i palestinesi/anch’essi vittime di un mondo giraevvolta ….
Diviso in tre sezioni – l’amore, il senso, le vite – il libro non sperimenta il percorso rettilineo proprio di molta poesia “ideologica”, non propone un alpha e un omega pur confrontandosi con ogni tempo e modo della vita nelle diverse sfaccettature. Route 117 è un’opera con natura “circolare”, dove il ritmo e il pensiero tornano sempre su se stessi come in un gorgo infinito: nella “strada 117” - il numero indica la successione dei componimenti della raccolta - tutto rinviene e si mischia, tutto si affanna, nulla si risolve dentro un obiettivo o una risposta. Amore e disamore, dubbio e fede, religione e politica, politica e miseria umana, miseria umana e grandezza della donazione, si incrociano di continuo, finendo e riprendendo in ciascuno dei versi. Per questo ha ragione chi, nella prefazione del libro, afferma che la disperazione diventa nel testo speranza, perché in Trojani la circolarità è vita che riprende il sopravvento, braccia che non si abbassano mai definitivamente ma tornano di continuo ad alzarsi per lottare e chiedere conto al cielo dell’affanno della vita.
Così in Senso: Il cielo è il cielo/Io un uomo/Il cielo è unico/Io tanti/Che tirano su/Gli occhi/E li abbassano/C o n s a p e v o l i.
Contribuisce al principio di circolarità, lo stile scelto dall’autore, che rende più efficace il verso perché non lo ingabbia in alcuna metrica tradizionale. L’assenza di punteggiatura denota la vocazione dell’autore all’essenzialità e allo scarno, a quella che il critico Duccio Trombadori, scrivendone, ha definito “imitazione dell’impulso vitale nella corrente alternata di dolore e piacere, speranza e disamore, in un diorama transoceanico di esperienze vissute che associa i dati della sensualità allo sguardo lucido sulle vicende umane: dagli incontri di sesso casuali ai legami delle passioni, dalle miserie ‘on the road’ alle peripezie dei vecchi e dei giovani, dal terremoto delle metropoli alle contese sociali, religiose e razziali, al candore quasi colpevole di luoghi sognati e sottratti al frastuono della modernità”.
Si prenda Rarità: Ho rubato/L’ultimo raggio di sole/L’ultimo ramo d’albero/In un supermarket/La cui insegna dice/RARITÀ/Ho detto a un passerotto/Vieni canta/Ma lui era paglia/Il ramo plastica/Il sole/Un laser spento.
La stessa vitale energia trasmette la libertà estrema con la quale viene battuto il ritmo del verso. Non ci sono terzine, quartine, non ci sono lunghezze standard, non ci sono rime e assonanze da onorare. Le gabbie in questo libro non hanno metratura classica, tutto è estremamente libero, e al tempo stesso efficace. Si senta come martella l’epica danza della morte medievale in Totentanz, accanto al respiro della vita e dell’amore cercati: “Il ritmo è la gente che corre spinge/Transita accanto malevola benevola/Sorride digrigna i denti/Addenta o bacia/Scalcia o abbraccia./Il ritmo sei tu con le follie/Paure orrori timori amori/… Il ritmo è il tuo piede che danza nella vita/Salta gioca struscia si impenna/Il ritmo è la tua gamba stesa piegata/Il ritmo è il tuo corpo che vibra/Da me con me da noi con noi/Il ritmo è il desiderio di morte/Il tuo il mio il nostro come/Totentänze medievali graffiate sulle/Sinopie di Siena e Münster …
Una libertà estrema, mai disordinata, anche perché pronta a ricomporsi nell’ordine circolare: tanto è vero che, quando il tempo non consente il ritorno sull’errore e la riparazione, scatta la richiesta del Perdono: Le volte che non ti ho ascoltato/O lasciato parlare/… Le volte che non ho fatto figli con te/O non li ho educati insieme a te/Le volte che ho mancato all’amore/Al grande amore che ho per te/Quelle volte sono la mia colpa/Il peccato grande che solo tu puoi assolvere/Se vuoi ancora amarmi/Nonostante le volte le troppe volte.
C’è un approccio volutamente “dimesso” in questa poesia, perché così è Trojani che l’ha scritta, e la sua interpretazione della vicenda umana. Questo verso è manifestazione del profondo dell’autore, un modo di essere e di vivere, fatto di essenzialità, fuggitivo dalla retorica e dalla menzogna delle troppe parole. Citando ancora Duccio Trombadori, “dai versi incisi da Anghelos Trojani con una espressività che riesce a farsi parola felicemente condivisa, … traluce il merito della … ‘poesia onesta’ capace di parlare di sé mentre parla al cuore di tutti, con il coraggio dell’istinto creativo”. La sensazione di essenzialità, se non di understatement, si ritrova nella scelta della parola, utilizzata sempre con parsimonia, nei toni alti dell’urlo, come nei toni bassi del lamento, o nell’ombra delle considerazioni quasi filosofiche. Poche parole, frasi troncate all’improvviso affidate alla comprensione intuitiva del lettore, anatema verso finzioni, ipocrisia, retorica, espresso in più di una poesia, e che trova l’acme in Non solo amore: Non siamo solo amore/… Siamo desiderio di/Comando denaro/Ammirazione/..Svalutiamo/Colui/Colei/Che amiamo/Per non dire Dio/Tradito dai mille Pietro/Che siamo nel/Crepitare d’ambizioni/Paure corruzioni …
Sembra che l’autore, per proibirsi ogni retorica e scavare nella verità dell’anima, si trattenga, si castighi quasi, si proibisca eccessi letterari e colti che pure potrebbe. E’ come se volesse proporsi come timidamente moderato, mai esuberante. Il che porta a dire che “Poesie in forma di vita” vada collocato in una sorta di “limbo” letterario originale. E’ quel limbo di libertà, che diviene anche ferocia derisione trasgressione scandalo, a porre l’opera poetica di Anghelos Trojani in una categoria di tutto rispetto, che difficilmente potrà essere diminuita dal tempo, per il messaggio universale, e dall’ironia senza tempo che esprime: Ho provato a dire/Al tempo ai giorni che spingono/Col loro diritto a pretendere/Comportamenti adeguati alle/Sfide regalate dal corretto/Funzionamento dei vitali/Polmoni cuore fegato cervello/Dal circolare indovinato di sangue/Umori nel ritmo assegnato dalla/Natura al tempo e al modo/Ho provato a dire il disinteresse/Il non cale, l’essere inadatto e il cercare/Comunque di risolvere il quiz delle cose incomprensibili/Come obbligo assunto, corrispettivo del regalo/Non chiesto di battere i piedi sul pianeta regale/E splendido chiamato Terra/Obbligo pretenzioso male assoluto …/Bisturi che taglia il dolore come anestesia/Che toglie il grido, il soffocare mortuario che/Almeno libera e lascia prevalere il riposo/Totale eterno dicono!/Tentativo che ripete il vizio della speranza/Nonostante il fallimento garantito sin dal tempo/Dei padri che hanno generato per castigare/Figli non colpevoli, memoria dispersa nel tempo (Dovere).
