Abstract

Scienza e follia: stravaganza ed eccezione è una raccolta di saggi dedicata alla figura dello scienziato folle nell’ambito della produzione culturale italiana. Il volume si propone come un’analisi a tutto tondo di questo topos, con una grande quantità di esempi e di differenti approcci critici.
Esistono numerosi studi dedicati alla rappresentazione del rapporto tra pazzia e scienza, ma questo volume è il primo a dedicarsi esclusivamente all’area italiana—e ha il pregio di farlo non soltanto attraverso molte chiavi di lettura, ma anche allargando gli orizzonti oltre l’epoca contemporanea.
La raccolta è ripartita in tre suddivisioni tematiche, nelle quali i contributi sono ordinati secondo la cronologia delle opere trattate.
La prima sezione è interamente dedicata all’analisi di singole opere, letterarie e non. Gli interventi si concentrano sulla figura del sapiente in testi di diverse epoche: si passa dalle rime del poeta fiorentino Burchiello a proposito dei medici (ad opera di Matteo Bosisio) alla rappresentazione dello scienziato in La mano tagliata di Matilde Serao (Loredana Palma) e—analizzata nei suoi rapporti con l’occulto—in Una donna con tre anime di Rosa Rosà (Tiziana Borg e Fabrizio Foni). Il rapporto tra follia e scienza viene analizzato anche nei casi della narrativa di Dino Buzzati (Francesca Favaro), di Cancroregina di Tommaso Landolfi (Paola Roccella) e di Storia naturale dei giganti di Ermanno Cavazzoni (Michele Farina). Lo stesso tema viene inoltre accostato alla distopia in La macchina mondiale di Paolo Volponi (Sara Lorenzetti), mentre le pseudoscienze sono al centro deli interventi su La sinagoga degli iconoclasti di Juan Rodolfo Wilcock (Andrea Gialloreto) e su due testi del cantautore Francesco Guccini: il racconto Icaro e la canzone Bisanzio (Remo Castellini).
La seconda sezione ospita saggi di approccio comparatistico. Tre contributi si occupano di Primo Levi, accostando il suo Angelica Farfalla a L’imbestialitore di Giovanni Papini (Ellen Patat) e analizzando la sua influenza su Il castello di Eymerich di Valerio Evangelisti (Patrycja Przelucka), mentre un terzo passa in rassegna diversi racconti leviani—insieme a testi di Moravia, Buzzati, Casares e Wells—con un’indagine sul senso del limite nella narrativa scientifica (Silvia Zangrandi). Due interventi trattano poi delle reinterpretazioni italiane dell’opera di Jules Verne, con i casi del Doctor Ox tra teatro e fumetto (Daniela Bombara) e dello stesso Ox insieme al dottor Zacharius ne In Flemmerlanda di Antonio Rubino (Paolo Senna). Le prospettive antiche e contemporanee vengono infine messe a confronto in un saggio dedicato alle intuizioni più moderne negli scritti di Leonardo Da Vinci (Samuele Fioravanti) e in una comparazione tra Giacomo Leopardi e Italo Svevo in rapporto alle teorie biologiche del medico C. W. Hufeland (Olmo Calzolari).
La terza e ultima sezione è dedicata all’ambito fumettistico, e ospita interventi sugli scienziati criminali in Tex Willer (Giovanni Contel e Alberto Pellegrini) e Greystorm (Francesco Toniolo), e sul graphic novel Il futuro è un morbo oscuro, dottor Zurich! di Alessandro Lise e Alberto Talami (Cristiano Bedin).
I diciannove saggi offrono una ragguardevole varietà di sguardi sulla figura dello scienziato folle, delineando di volta in volta le questioni etiche, filosofiche e sociali legate a questo personaggio: il contrasto tra razionalità e sentimento, la riflessione sul ruolo della scienza, la follia, l’importanza della macchina nella società moderna. “Eslege” è la parola chiave al centro di questi studi, focalizzati sulla pericolosità e sul fascino di un personaggio che vuole astrarsi dagli schemi sociali e morali e che, attraverso la tecnica, intende rovesciare un ordine o istituirne uno proprio, spinto da una hybris che trascende lo spirito del tempo e tende all’assoluto.
Tra i pregi del volume spicca l’ampio intervallo cronologico su cui si concentrano i singoli interventi, dal XV secolo sino ai giorni nostri. Questa scelta si rivela fertile non soltanto per la sezione dedicata alla comparatistica, ma in generale per tutto il volume, poiché permette di apprezzare maggiormente i tratti fondamentali di una figura di solito associata al contesto contemporaneo ma che, a ben vedere, nasconde in sé ragioni antiche, radicate nella riflessione sul senso della conoscenza e del rapporto tra essa e l’essere umano.
In effetti i personaggi analizzati dai saggi spesso si distinguono per una caratterizzazione marcata, quasi parodistica, che ha lo scopo specifico di mettere in discussione la logica sottesa alla scienza. Il razionalismo estremo si dimostra pericoloso tanto quanto il bigottismo, e gli autori trattati—soprattutto quelli del XIX secolo—tendono a evidenziare i limiti dell’approccio scientifico che non venga frenato da aspetti morali. Discutendo, è ovvio, anche la natura della moralità stessa, come si vede soprattutto nei saggi dedicati alle reinterpretazioni verniane.
La meditazione epistemologica non è però l’unico elemento di urgente attualità che si delinea in Scienza e follia. Alcuni interventi lambiscono o affrontano direttamente la prospettiva postumana, evidenziando la connessione tra conoscenza scientifica e speculazione sul futuro, come si vede per i contributi sull’inquisitore Eymerich e sui fumetti di Lise e Talami.
Dal volume emerge inoltre un’implicita riflessione sulla questione di genere, dipanata su diversi livelli. Nelle interpretazioni narrative il rapporto tra scienziato e scienza viene spesso declinato sul modello del rapporto uomo-conquistatore e donna-preda, evidente ad esempio nell’analisi delle opere buzzatiane. Ma tra i saggi si impone anche la discussione sulle figure femminili sottomesse o esposte al pericolo di uomini di scienza privi di scrupoli, come emerge ad esempio nei contributi sui romanzi di Serao e Rosà.
Scienza e follia presenta inoltre molti esempi di approccio intermediale ben gestito, riconoscibili soprattutto negli interventi della seconda sezione. Si passa dai romanzi ai fumetti, dalla canzone ai libretti d’opera, denunciando la rilevanza del tema epistemologico come trasversale a tutta la cultura italiana. L’eterogeneità degli interventi rimane però sempre nell’ambito di una grande coerenza organizzativa, e leggendo il volume si ha la sensazione di frequentare una biblioteca tematica che, pur offrendo una moltitudine di stimoli diversi, resta ben ancorata al proprio argomento fondante.
Scienza e follia si rivela uno strumento importante per lo studioso di letteratura di genere. Chi si occupa di narrativa gotica, fantastica e speculativa troverà in questi saggi dei supporti importanti, soprattutto per quanto concerne l’approccio comparatistico, il quale suggerisce numerosi spunti sui rapporti tra il contesto italiano e le ispirazioni europee. Ma l’insieme dei contributi mette in discussione proprio l’appartenenza esclusiva di un certo topos a un determinato genere: lo scienziato folle non è prerogativa della narrativa sensazionalista, del soprannaturale o pulp, ma si manifesta piuttosto come un attore sotterraneo che percorre tutta la cultura italiana, emergendo nei luoghi che gli si direbbero meno appropriati e assottigliando i confini tra un genere e un altro.
