Abstract

Il prezioso volume curato da Antonia Rubino, Anna Rita Tamponi e John Hajek e pubblicato in occasione della XXI edizione della Settimana della lingua italiana nel mondo offre un’inedita panoramica di notevole interesse sullo stato dell’insegnamento dell’italiano in Australia, fornendo al contempo metodi e prospettive sperimentabili sul campo. Come espongono i curatori nella prefazione, quello australiano è un contesto del tutto particolare visto che la migrazione relativamente recente, le politiche di mantenimento linguistico e la promozione del multiculturalismo assicurano una richiesta ancora forte di lingue e culture straniere. Le situazioni presentate e le attività proposte negli undici articoli, scritti parte in italiano e parte in inglese da educatori, ricercatori e operatori in Australia, sono, d’altronde, applicabili ed estendibili ad altri contesti di insegnamento della lingua come LS. Le due sezioni del libro, la prima più amministrativa e statistica e la seconda più pratica e culturale, offrono spunti di riflessione sul passato, presente e futuro della didattica dell’italiano in Australia e, in generale, sulle tendenze di calo numerico e di rinnovamento didattico che caratterizzano ampiamente e pervasivamente anche il continente nordamericano.
Inaugura il volume il contributo vergato da Joseph Lo Bianco, volto a offrire indicazioni per pratiche didattiche che possano garantire all’italiano vitalità futura. Nelle diverse fasi storiche dell’insegnamento dell’italiano in Australia, i metodi educativi hanno subito una graduale evoluzione da un approccio grammaticale a uno culturale, diretto non solo ai figli degli immigrati ma anche a studenti interessati a una lingua “facile” che possa fungere da ponte per l’apprendimento di lingue più impegnative, soprattutto asiatiche.
Prosecuzione logica è il saggio di Angela Scarino che affronta un discorso più mirato sui sillabi a livello sia nazionale sia locale. L’autrice analizza uno Shape paper for Languages, realizzato per sopperire alla mancanza di una politica linguistica sovranazionale con l’introduzione di pratiche interculturali, multilingui, personalizzate e aperte alla diversità. In quest’ottica, la specifica situazione dell’italiano in progressiva evoluzione da lingua di emigrazione a lingua di cultura impone una modifica dei programmi didattici.
Sara Villella valuta gli obiettivi formativi, cognitivi e interculturali di due scuole bilingui a Sydney e Melbourne, che si prefiggono di promuovere la conoscenza della lingua e cultura italiana e di valorizzare una formazione bilingue con contenuti veicolati anche in inglese. Assistenti di lingua italiana e programmi di scambio con scuole italiane promuovono continuità di studio e garantiscono un apprendimento esperienziale significativo.
L’articolo successivo, di Sharon Brissoni, prosegue la discussione concentrandosi sulla terza scuola bilingue australiana a Canberra. L’autrice esamina l’approccio CLIL applicato a un’unità didattica sulla musica che trasmette contenuto non solo nella lingua italiana, ma anche nella matematica. Lo stretto legame fra la lingua orale e la literacy nella L1 e nella L2 reca effetti benefici sulla competenza interculturale e sul senso di appartenenza a una comunità globale.
Fondato sulla produzione orale è anche il contributo di Vincenza Tudini sui cambiamenti imposti alla didattica delle lingue dalla pandemia. L’autrice invita a proporre interazioni in tempo reale con parlanti italiani che incentivano la motivazione, favoriscono tecniche di riparazione della conversazione e incoraggiano la costruzione collaborativa della lingua, non solo fra insegnanti e apprendenti ma anche fra gli apprendenti stessi, diventando quindi mezzo per la promozione di identità sociale e di competenza interculturale.
Chiude la prima sezione del volume il saggio a quattro mani di Marinella Caruso e Joshua Brown, dedicato alla descrizione dei programmi di lingua rintracciabili nei siti web della Australian National University a Canberra e della University of Western Australia a Perth. I due autori analizzano possibili percorsi integrati di italiano e Scienze politiche/Politiche pubbliche/Relazioni internazionali, in cui la lingua sostiene un percorso di internazionalizzazione e globalizzazione degli apprendenti e favorisce l’integrazione nel mondo del lavoro.
Apre la seconda sezione il contributo di John Hajek e Riccardo Amorati sulle attività didattiche volte a far avvicinare gli studenti alla variazione linguistica della lingua del web (o “e-italiano”). Attraverso il linguaggio dei social media, molto simile ai registri informali del parlato e intessuta di elementi ibridi, dialettali ed extra-testuali, è possibile educare alle lingue straniere e alla produzione scritta a vantaggio della competenza sia sociolinguistica sia discorsiva.
Elementi extra-linguistici e prossemici intessono anche il contributo di Anna Rita Tamponi, secondo cui testo e immagine sensibilizzano gli studenti a diversi codici e tipologie testuali e determinano un abbassamento del livello di etnocentricità. Attività didattiche task-based su Il libro dei sogni di Federico Fellini conducono a riflessioni personali e all’espressione delle emozioni in forma sia scritta sia grafica; i fumetti, invece, permettono l’accostamento all’italiano parlato-scritto, nonché agli aspetti sociopragmatici della lingua contemporanea e giovanile.
Sul doppiaggese dei cartoni animati della Disney si incentra l’articolo di John Kinder. L’introduzione del doppiaggio nella classe di lingua straniera reca apporti positivi alla consapevolezza della L1 e della lingua target, così come una conoscenza più approfondita del lessico, della fraseologia e degli elementi paralinguistici. Il doppiaggese può diventare strumento di promozione culturale, linguistica, sociale, collaborativa ed emotiva e un’introduzione alle varietà sociolinguistiche sia dell’italiano che dell’inglese.
Al teatro è dedicato l’apporto di Matt Absalom, che esamina un’attività didattica incentrata sulla lettura, interpretazione e recitazione della commedia di Dario Fo Non tutti i ladri vengono per nuocere. Il progetto, di tipo eutagogico, ossia basato sull’apprendimento autodeterminato da parte degli studenti, permette l’accesso a una lingua autentica, spontanea e idiomatica. Inoltre, attraverso diverse forme di riflessione critica, incentiva l’esperienza umana e culturale dello scritto teatrale da parte degli studenti.
A conclusione del volume il saggio di Antonia Rubino esamina la presenza storica e identitaria della musica italiana in Australia (sul doppio filone dell’opera e della musica popolare) che ha contribuito a incrementare l’interesse per la lingua e la cultura e a promuovere l’inserimento di contenuti musicali nei curricula scolastici, quindi indirettamente a favorire l’alfabetizzazione nella comunità migratoria. La musica diventa forma di conoscenza per i più giovani, spunto per la ricerca e l’approfondimento culturale, mezzo di riflessione grammaticale e di studio del plurilinguismo italiano.
L’italiano in Australia/Italian in Australia è un volume agile, stimolante, che integra teoria e pratica, approcci statistici ed esperienze personali, il tutto con l’obiettivo di preservare la lingua e la cultura italiana e di promuoverle adattandole ai nuovi contesti didattici multilingui e multiculturali del ventunesimo secolo. I contributi accompagnano il lettore in un percorso che, da generale, diventa progressivamente più concreto, calato nelle varie realtà didattiche locali. Il monito collettivo è che si debba continuare a sostenere la lingua e la cultura italiana con eventi, sovvenzioni e attività che stimolino l’interesse, la curiosità e, quindi, il desiderio di studiarle ed esperirle. Solo in questo modo è, davvero, possibile garantire che l’italiano continui a costituire una lingua di studio a tutti i livelli di istruzione.
