Abstract
L'articolo mette in luce la collaborazione di Biagio Marin (Grado 1891 – Trieste 1985) alla rivista La Riviera Ligure diretta da Mario Novaro (Diano Marina, Imperia 1868 – Forti di Nava, Imperia 1944), cercando di ricostruire il contesto da cui nacque questo breve rapporto. Il poeta gradese si avvicinò alla rivista nella sua ultima fase, poco prima che cessasse le pubblicazioni, e riuscì a dare alle stampe “Notturno”, ma non la poesia “Amo vagabondare.”, che viene qui proposta per la prima volta. Oltre all'inedito appena citato sono trascritte due lettere del poeta al direttore de La Riviera Ligure, anche queste mai pubblicate.
Il contesto
La collaborazione di Biagio Marin 1 a La Riviera Ligure 2 è rimasta celata per lungo tempo in seguito a un particolare caso di omonimia.
Almeno fino agli anni Dieci del Novecento il poeta gradese era solito utilizzare lo pseudonimo “Marino” affiancato al consueto cognome Marin. Non solo la sua prima opera poetica è firmata in questo modo, ma l’utilizzo di tale nome era esteso anche alla corrispondenza e così si faceva chiamare. 3
Il giovane Biagio, consapevolmente o meno, stava utilizzando la stessa identica firma di un altro poeta, quella di Marino Marin, nato a Corcrevà di Bottrighe (Adria) nel 1860 e morto ad Adria nel 1951. 4
L’autore adrianese collaborò a La Riviera Ligure in una sola occasione, pubblicando nel 1906 la poesia L’inno dei fiori (Marino, 1906) 5 , su esplicito invito del direttore Mario Novaro. 6 Al poeta appena citato viene tuttavia attribuito 7 anche il testo Notturno (Marin, 1917), uscito sempre tra le pagine della rivista di Oneglia ben undici anni dopo, nel 1917. 8 La breve prosa in realtà, da come si può facilmente immaginare vista la premessa, non appartiene al Marino nato nel Polesine, bensì al poeta di Grado.
Il tentativo di collaborare a La Riviera Ligure, per altro andato a buon fine, non è da considerarsi come inconsueto rispetto a un letterato che in quel periodo aveva come punti di riferimento geografici l’attuale Friuli-Venezia Giulia, l’Austria e la Firenze della Voce. 9
Proprio il capoluogo toscano potrebbe essere stato decisivo per stabilire il contatto tra Marin e Mario Novaro, il direttore della Riviera. A Firenze vivono infatti numerosi scrittori con i quali Biagio ha dei contatti, se non dei legami di amicizia, e molti di loro sono collaboratori del periodico o hanno relazioni con il suo direttore 10 : Prezzolini, Palazzeschi, Jahier, Papini, Soffici 11 , senza dimenticare i triestini Giani e Carlo Stuparich 12 e, su tutti, Scipio Slataper. 13
A quest’ultimo si deve molto probabilmente una premessa a Problemi, scritto di Novaro apparso su La Voce (Novaro, 1911). Conviene citarla per esteso perché, non solo testimonia che l’entourage di Biagio Marin considerava con molta attenzione la rivista ligure, ma rende anche efficacemente l’idea su come venisse percepita in quel decennio: Prendiamo alcuni brani d’un articolo della prossima Riviera Ligure di Oneglia, rivista artistica mensile diretta da Mario Novaro. È una rivista simpatica, non nata con prevenzioni letterarie, ma fondata da una casa d’oli liguri per far reclame ai propri prodotti. Cosicché il criterio è: libertà, e il mezzo è: pagare subito gli articoli: due cose che si escludono troppo spesso. Molti di noi ci collaborano: Papini, Soffici, Cecchi, Slataper, Jahier. Ci scrivono i poeti ultimissimi: Gozzano, Moretti, Saba, Palazzeschi; ed è qui che conoscemmo il buon Ceccardo Roccatagliata-Ceccardi. Naturalmente la libertà e i soldi fanno entrare anche della roba marchiosa; e troppo spesso. Ma insomma la Riviera è oggi l’unica rivista d’Italia in cui un giovane sia accolto con affetto, e senza obblighi o di castrazione o di programma, e senza arie di degnazione o di pietosa accondiscendenza. Ed è quel che vi vuole. (Novaro, 1911)
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Bisogna inoltre aggiungere che Novaro, con l’inizio della collaborazione di Giovanni Boine 15 (in particolare nel periodo 1914–1917), trova un sodale assai stimolante in grado di vivacizzare insieme a lui la rivista, proiettata sempre più verso istanze moderne, soprattutto legate al frammentismo. Sono anni in cui i letterati sono fortemente attratti da quanto viene pubblicato a Oneglia. 16 Valgano su tutti gli apprezzamenti di Papini in una lettera dell’aprile 1916 a Novaro: “Lei è ammirabile di saperla tenere sempre alla stessa altezza, e sempre nuova e fresca anche in tempi così antipatici” (Papini and Novaro, 2002) e di Prezzolini del 15 luglio 1917: “Non c’è una di queste riviste giovani che valga la pena d’esser mantenuta. La sua non è giovine – ma si è ringiovanita più di quelle nate ora”. 17
La stessa figura di Boine, che in quel periodo era noto (e da molti temuto) per la sua rubrica di critica letteraria Plausi e botte 18 , non risulta del tutto estranea a Marin, visto che a oltre cinquant’anni dalla morte ha modo di ricordarlo a Prezzolini: “Boine mi piaceva già allora, e avevo letto i suoi libri, che possedevo e poi mi sono stati portati via dagli amici. Una volta gli avevo scritto e lui gentilmente mi aveva risposto. In questi giorni l’ho molto presente” (Prezzolini and Marin, 2011). 19
Non risulta quindi difficile spiegare le ragioni di questo contatto tra Marin e Novaro. Occorre solo segnalare che risulta essere piuttosto tardivo rispetto alla cronologia precisata poco sopra, ma null’altro si può aggiungere rispetto a una corrispondenza così esile, che non fornisce informazioni sulla possibile data d’inizio e che risulta chiaramente incompleta. 20
I documenti
La Fondazione Mario Novaro conserva gli unici documenti in grado di attestare il contatto tra il direttore di Riviera e il poeta gradese: una cartolina e una lettera, anch’esse attribuite erroneamente al “Marino Marin” di Adria perché così firmate.
Dal contenuto della cartolina possiamo comprendere che vi furono già dei contatti: l’invio di “Notturno” (Marin, 1917) è sicuramente precedente e in questo caso l’autore, a conoscenza dell’avvenuta pubblicazione, chiede come compenso La Riviera Ligure, dal numero d’agosto-settembre, cancellando a inchiostro la richiesta di “abbonamento” che aveva scritto e che forse considerava troppo audace. 21 Il poeta inoltre manifesta a Novaro l’intenzione “di far parte della Sua famiglia” ed effettivamente esprimerà questo desiderio con la successiva lettera datata 31 marzo 1918.
In quest’ultimo caso l’invio avviene su carta intestata “Scuola Allievi Ufficiali di Complemento / Caserta”. Per prima cosa viene proposta la poesia [Amo vagabondare.], costituita da nove quartine e datata in calce “marzo, 18”. La missiva è sempre firmata “Marino Marin”, ma il poeta rivela, per questioni legate alla ricezione della risposta, anche il nome con cui è conosciuto a Caserta, italianizzato per motivi legati al conflitto bellico: “Biagio Marano”. 22
Entrambi i testi proposti alla Riviera sono scritti in italiano, si tratta di una informazione fin troppo scontata, ma comunque doverosa rispetto a un poeta che fin dagli esordi predilige il dialetto. Dialetto utilizzato come scelta identitaria, fatta con la crescente consapevolezza di essere legato a un preciso luogo e a un linguaggio. La scelta del gradese, inoltre, trova un’ulteriore conferma proprio in quegli anni e per giunta in terra fiorentina, non solo come senso di appartenenza a una realtà ben precisa, ma anche come espressione di un disagio legato a una distanza geografica e culturale rispetto agli “alti intellettuali, letterati, che parlavano, naturalmente, una lingua non solo tersa ma ricca” Giovannetti (2005: 77) Scelta individuale e consapevole, sostenuta anche dall’amica gradese Maria Degrassi e rafforzata, inoltre, dal sostegno intellettuale di personalità quali Prezzolini e Slataper, che gli suggeriscono di continuare a esprimersi nel modo a lui più congegnale Marin (1975). 23
La Fondazione Mario Novaro non conserva il testo di “Notturno” (Marin, 1917) 24 , ma si ha comunque la possibilità di leggere il manoscritto integrale (con qualche variante) grazie a una lettera di Biagio Marin destinata alla moglie, scritta il 18 giugno 1917 e conservata presso la Biblioteca Civica Falco Marin di Grado. 25
Se il “Notturno” (Marin, 1917) vede fortunatamente la luce uscendo nel penultimo fascicolo del 1917, purtroppo non si può dire la stessa cosa per la poesia [Amo vagabondare.], rimasta inedita. La mancata pubblicazione su La Riviera Ligure tuttavia non deve essere considerata come un rifiuto vero e proprio, perché ben altri problemi stavano affliggendo la rivista che, proprio nel momento in cui Marin vergava la lettera, aveva già interrotto la propria attività. 26
La fine della Riviera
La Riviera dal 1905 al 1916 era uscita regolarmente con la consueta cadenza di 12 fascicoli annuali, ma nel 1917 diverse circostanze estremamente negative influirono in maniera significativa, dapprima sulla riduzione dei numeri e successivamente sulla chiusura definitiva (senza dimenticare gli oggettivi problemi dell’epoca legati al conflitto bellico).
Procedendo in ordine cronologico bisogna subito segnalare l’evento più tragico: il 16 maggio 1917 muore prematuramente l’amico e collaboratore Boine. 27 Circa un mese più tardi, la data precisa non è nota, scompare Alberto Marchi 28 , il proprietario della tipografia che stampava la rivista dal dicembre 1904. 29 Infine, proprio nel numero in cui si pubblica “Notturno” (Marin, 1917), viene segnalata l’esigenza di doversi uniformare “[…] al decreto sull’economia della carta […]” e che di conseguenza “[…] la rivista anziché diminuire il numero delle pagine sopprimerà qualche fascicolo”. 30 Tale intervento verrà attuato nella stessa uscita in cui compare la comunicazione, nn. 8–9 (agosto-settembre 1917) e in quella successiva, nn. 10–11 (ottobre-novembre 1917). 31
Sono tutti eventi che influiscono in modo più o meno determinante sul mancato prosieguo dell’attività. 32 Novaro nelle sue lettere del periodo fa chiaramente percepire il turbamento, tanto da ripeterlo con una certa frequenza ad alcuni collaboratori. 33
A parte l’intervento dei “numeri doppi” il direttore non prevede ulteriori strategie. L’esperienza della Riviera si sta ormai per concludere. Restano da pubblicare: il fascicolo nn. 12–13 (gennaio 1918) uscito ancora a ridosso dell’annata precedente, che ospita la prima edizione di “Con me e con gli alpini” di Pietro Jahier (1918), opera pensata fin dal settembre 1916 34 ; e il numero conclusivo (n. 14), questa volta pubblicato a notevole distanza (giugno 1919) e dedicato ai celebri Trucioli di Camillo Sbarbaro (1919) 35 , autore che imperterrito continuava a mandare i suoi scritti pur conoscendo la situazione del periodico. 36
Considerando che gli ultimi due numeri sono monografici 37 , si può facilmente constatare come la collaborazione di Marin a La Riviera Ligure fu legata a una serie di circostanze particolarmente fortuite.
Circostanze che, infine, permettono di affermare con certezza che il poeta gradese fu l’ultimo autore in assoluto a debuttare nel periodico onegliese. Grazie all’intuizione e sensibilità poetica di Mario Novaro, possiamo quindi inserire anche Biagio Marin tra coloro che si possono considerare tra le firme più significative del Novecento e che, contemporaneamente, hanno il privilegio di poter essere inclusi tra i membri della “famiglia” de La Riviera Ligure.
Lettere di Biagio Marin a Mario Novaro
Marino Marin [Biagio Marin]
Firenze, [7 novembre 1917]
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Egregio Signor Direttore – se mi vorrà mandare in compenso del “Notturno” pubblicato nella Sua rivista, La Riviera Ligure, dal numero d’agosto-settembre, mi farà un piacere, tanto più che non si può comprarla qui.
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Sarò ben lieto, se accettato, di far parte della Sua famiglia. Rispettosi saluti di Marino Marin
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Firenze. Via Cairoli 16
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Marino Marin [Biagio Marin]
Amo vagabondare.
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Sedermi sotto un muro Per odorare un po’ di primavera ascosa Sotto il fogliame, al caldo ed al sicuro. O forse, accarezzare Un po’ la borraccina Così velluta al tatto – o forse solamente Bevermi un po’ della luce morente. Amo vagabondare: M’attirano i cortili Dietro a portoni chiusi, freschi e ben selciati; Nel gran silenzio, l’erba mette fili. Sorprendere bambini Nel gioco fior nel coccio Sul vano a una finestra nuda di ragazza E amor di donna, a primavera in boccio. Amo vagabondare Per piazze solitarie, Lungo deserte vie, cercando prospettive Di fiaba e gesti di creature vive. E ascoltar qualche frase – Dolce rosa sfogliata – Di canzone amorosa cantata tra le case, Al di là di cancelli, tra mura di broli. Amo vagabondare E fermarmi per via Con chi che sia; entrare nell’aperta casa – Quando son stanco – sempre casa mia. Anche giacere a fianco – In una melodia, – Alla donna che vede la malinconia Che mi consuma – sempre donna mia. Amo vagabondare: Mente il gran mondo fà, In disparte, sereno, guardare, contemplare Il sorriso di Dio farsi realtà marzo, 18. Caserta, 31 marzo 1918 A Lei, signore, se crede di poter pubblicarla nella sua Riviera. E se dovesse venir stampata mentre sono qui, mi farebbe un piacere, mandandomi una copia della Riviera. Il corso che frequento durerà fino verso al 10 di Maggio.
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E poiché sono irredento e ho dovuto mutar nome per vestire la divisa del soldato italiano, La prego di tener eventualmente conto di questo indirizzo: allievo Biagio Marano
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14a C, I° C. scuola militare Caserta Se oltre a questa copia vorrà mandarmene una anche a casa, Le sarò grato della cortesia. Un saluto pasquale Signore di uno cui è caro passare la Pasqua in una caserma d’Italia.
Marino Marin
Pubblicazione in La Riviera Ligure, s. V, a. XXIII, nn. 8–9, settembre 1917
Notturno
Odore di stelle! – Come in mare nelle notti d’estate, in cui tutta l’atmosfera ne è pregna – e sopra a noi e sotto, e a destra e a manca e per tutto, c’è un formicolio di luci e di mondi, un respirare vertiginoso dell’universo con subiti tremolii e barbagli. Riconosciuto ho l’odore delle notti estive umide di guazza, che si sente gocciolare sul ponte delle navi – e sul mare sfriggono stelle filanti, che calano dal cielo, striato dalle loro traiettorie fosforescenti. Ancora sul ponte – a timone, con l’incerata che sente d’olio di lino addosso, e i piedi nudi sull’impalcato bagnaticcio. Si naviga. C’è borino in golfo. Stellato di luna nuova. E le grandi vele sono nere contro il cielo luminoso e paiono immense. Da prora il solito russare grosso dei marinai, con qualche gemito di bimbo che sogna, fra i tonfi delle ondate che s’infrangono contro lo spartimare. E i pennoni che criccano e guaiscono a ogni rinfrescare o stendersi del vento e la scia timoniera che ribolle dietro a noi ed è tutta di fuoco. E stelle tutto intorno, a chiazze, a sciami a nebulose, a fiumi. Fiumane di mondi che rotolano con noi giù per la notte eterna. Ci porta fresco, duro il borino; è nostro come l’impeto del nostro sangue. Anche noi un mondo che gira e naviga per l’universo. La Terra nessuno più la ricorda – se non forse qualche dormente. Tormento della subcoscienza opaca incubatrice. “Stringi – poggia bene!” e cri cric, plac clac e via via. Noi si sveglia, immersi in questo gran profumo siderale. Odore buono questo, sano, odor di senza misura, d’assoluto. Si naviga nelle mani di Dio, abbandonati a lui, che è Dio; tutte queste stelle non sono che un suo sorriso. Pensate quante, poiché Dio certamente è sempre sorriso. Si naviga e si dorme sul suo cuore – l’abisso – convertito in cielo stellato. E si canta sottovoce, a veglia, per assaporare la propria felicità. Firenze – giugno 1917.
Footnotes
Acknowledgements
Ringrazio l'architetto Maria Novaro, presidente della Fondazione Mario Novaro ETS di Genova, per avermi concesso di trascrivere e pubblicare le due lettere di Biagio Marin a Mario Novaro (conservate presso il Fondo “Mario Novaro e La Riviera Ligure”, documenti nn. 1150 e 1151 ). Mi è anche gradito ringraziare la dr.ssa Alia Englen, nipote di Biagio Marin. Infine un doveroso pensiero a tutti coloro che mi hanno aiutato in questa ricerca: Maria Bibolini dell'Accademia Ligure di Scienze e Lettere di Genova, Andrea Aveto, Alessandro Ferraro e Veronica Pesce.
