Abstract

La migrazione degli italiani in Argentina tra Otto e Novecento è al centro di questo ricco volume di Tullio Pagano. Pagano legge con grande attenzione e finezza critica alcuni scritti – narrativi (saggi, articoli e reportage, diari di viaggio, pamphlet, romanzi, teatro) e poetici – di chi, italiano o italiana, viaggiatore o viaggiatrice, osservò tale esperienza in situ o, senza spostarsi oltreoceano, ne studiò cause, potenziale ed effetti. Il fenomeno migratorio emerge così in tutta la sua complessità: è l’esperienza di chi lascia il proprio paese d’origine, temporaneamente o definitivamente, ma anche di chi riceve chi emigra nel paese d’arrivo. Si tratta di esperienze in cui lavoro, interessi economici, promozione sociale, partecipazione politica ed espressione culturale s’intrecciano ad animare (talvolta anche a sopprimere) identità individuali e collettive, rurali e urbane, e a definirne la storia in relazione a grandi progetti politici, di costruzione ed affermazione della nazione italiana e di quella argentina nel tardo Ottocento e nel secolo successivo.
Nell’introduzione al volume, “From Genoa to Le Havre with a Pot of Chestnuts,” Pagano chiarisce come la lettura dei testi e degli autori presentati ci consenta una conoscenza più articolata della migrazione italiana in Argentina tra i due secoli e una riflessione critica sul significato e sulle implicazioni politiche di tale esperienza storica. Riconosce infatti come la maggior parte della letteratura sul tema si concentri preferibilmente sull’immagine tradizionale del povero immigrato, vittima che lascia il proprio paese in cerca di fortuna altrove, e che in questo altrove viene nuovamente sfruttato e vittimizzato. Invece, utilizzando, tra vari studi, The Idea of Latin America di Walter Mignolo, in particolare il principio di colonizzazione interna (“internal colonization”), ed Emigrant Nation: The Making of Italy Abroad di Mark Choate, in particolare l’idea di colonialismo migratorio (“emigration colonialism”), Pagano osserva come i testi che legge presentino il fenomeno migratorio come momento fondamentale del progetto nazionalistico ed espansionista italiano ed argentino. In questo contesto, la migrazione si configura come una forma di colonialismo e i processi di adattamento e integrazione nella nuova realtà geopolitica e culturale come colonizzazione e conquista, all’interno e dall’esterno del paese d’arrivo. Per quanto riguarda l’Italia, se da alcuni la migrazione italiana in Argentina fu vista come una emorragia da arginare di forza-lavoro ed energie per il nuovo stato italiano, da altri fu invece interpretata come un’occasione per creare un’Italia economicamente intraprendente – ed affermare l’italianità – oltre i confini nazionali. Allo stesso tempo, gli emigrati italiani contribuirono allo sviluppo della nazione argentina entrando in un sistema di sfruttamento, a danno soprattutto delle popolazioni native, e crescita economica controllato dal governo argentino grazie ai capitali britannici. Pagano osserva che in epoca postunitaria, proprio confrontandosi con il fenomeno migratorio alla fine dell’Ottocento, le opposte dottrine politiche del liberalismo (a favore di una migrazione libera) e del nazionalismo (contrario alla migrazione in quanto perdita di risorse umane) giunsero a condividere un obiettivo comune, quello della conquista (p. 5) – anche nella forma soft di una espansione non violenta che rimane però fondata sul presupposto di una superiorità etnica e culturale bianca ed europea – che avrebbe poi caratterizzato l’imperialismo fascista.
Nei successivi sei capitoli Pagano mostra come autori e autrice di varia formazione e con diversi interessi di studio e pensiero politico abbiano parlato (immaginato, raccontato, rappresentato) della migrazione italiana prevalentemente in Argentina, ma anche in altri paesi dell’America Latina, in particolare in Brasile e in Uruguay. Attenta al linguaggio e alle strategie retoriche utilizzate, l’analisi dei testi è puntuale ed illuminante. Pagano li riassume in dettaglio e da essi cita estesamente; i testi entrano così in dialogo con la produzione letteraria e il pensiero scientifico e politico tra la metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento (per esempio, con il verismo letterario e il positivismo scientifico; con l’opera di Domingo Faustino Sarmiento, la ricerca di Cesare Lombroso e le posizioni di Arturo Niceforo). Nel primo capitolo dal titolo “Free to Leave: A Liberal Economist Looks at Emigration,” Pagano sottolinea che per l’economista ligure Jacopo Virgilio migrazione e colonizzazione sono fenomeni collegati. Una migrazione libera, su iniziativa privata anziché dettata e controllata dallo stato, offre possibilità di sviluppo e prosperità sia per chi parte sia per chi rimane. Chi parte infatti contribuisce ad alleviare i problemi di chi rimane (e.g., mancanza di capitali a sostegno dell’attività agricola, mancanza di risorse e sovrappopolazione rispetto alle risorse disponibili), sempre comunque mantenendo rapporti anche di carattere economico con la madrepatria. Chi parte si inserisce con successo in una nuova realtà economica, politica e culturale, ed acquisisce una mentalità imprenditoriale, che, nel caso di un rientro in patria, può risultare utile all’economia locale. Nel secondo capitolo dal titolo “The Anthropologist as Entrepreneur: Paolo Mantegazza's Real and Imaginary Journeys to South America,” Pagano mostra come nei principi di “fratellanza universale” e “umanità condivisa” (pp. 30, 32) che Mantegazza ritiene caratterizzino la storia argentina si celi una concezione sostanzialmente razzista ed egemonica della società e del ruolo della migrazione europea in Argentina. Quelli che Mantegazza ritiene essere processi riusciti di mescolanza etnica ed integrazione, infatti, avvengono a scapito delle popolazioni native. Nel movimento verso la modernità, i nativi e la loro cultura sono di fatto considerati inferiori e sono destinati a scomparire – per assimilazione o estinzione (p. 61) – assorbiti dalla superiore intraprendenza e dal dinamismo della cultura bianca europea entrata attraverso la migrazione, e dilagante anche nell’interno del paese. Nel capitolo dedicato a Edmondo De Amicis, “American Tears: Edmondo De Amicis and the Remaking of Italians in Argentina,” Pagano discute l’evoluzione del pensiero dello scrittore. Inizialmente De Amicis presenta la migrazione degli italiani in America come esperienza disumanizzante, viaggio di morte, perdita e nostalgia della madrepatria, sfruttamento dei più deboli e profitto da parte delle compagnie di viaggio e dello stesso governo. In seguito, affascinato dalla natura argentina e dalla solidarietà che osservò esistere tra gli uomini nella loro lotta quotidiana con questa, vedrà l’esperienza di chi lascia l’Italia come un’“occupazione” civilizzatrice del nuovo paese (p. 81). De Amicis non rimane indifferente alla discriminazione a cui gli immigrati italiani sono soggetti – la stessa politica argentina stava cambiando in quegli anni in chiave nazionalista – ma riconosce anche che da poveri coloni, gli italiani immigrati in Argentina sono divenuti cittadini intraprendenti e partecipi, non più interessati (almeno i maschi) a ritornare in Italia. All’idea di conquista, in ambito specificamente economico, si riferisce anche Luigi Einaudi, che Pagano discute nel capitolo “From Free Emigration to Imperialism: The Debunking of the Argentine Myth,” insieme al pensiero di tre autori nazionalisti: Luigi Barzini, Giuseppe Bevione ed Enrico Corradini. Contro la visione positiva che Einaudi ha della migrazione come di una opportunità per lo spirito imprenditoriale italiano di affermarsi oltre i confini nazionali (p. 91), Barzini, Bevione e Corradini si concentrano sul danno che la migrazione reca all’Italia, perdita di manodopera ma anche perdita culturale, senza contare le umiliazioni e gli abusi di cui gli immigrati italiani sono vittime. Allo stesso tempo, essi ritengono che, se controllata dal governo, la migrazione possa essere anche una forma di conquista della nazione italiana nei confronti di un’Argentina “decadente” (p. 116). Nel capitolo che segue, dal titolo “The Whole World Is Our Homeland: Italian Transnational Anarchism in Argentina,” Pagano contrappone l’esperienza di due anarchici, Errico Malatesta e Pietro Gori, alla visione liberale e al pensiero nazionalista discussi nei capitoli precedenti. Concentrandosi in particolare sull’attivismo di Gori in Argentina, Pagano ne sottolinea sia l’impegno costante, ispirato a principi di solidarietà transnazionale, per favorire l’organizzazione dei lavoratori nelle comunità di immigrati, sia la collaborazione con le autorità di polizia e giudiziarie locali negli istituti penali a favore del lavoro coatto per la riabilitazione dei detenuti. Pagano nota giustamente come quest’ultima esperienza di Gori contraddica la sua attività in Italia contro i metodi di governo e controllo sociale dello stato. Pagano conclude la discussione dei modi in cui gli intellettuali italiani hanno documentato e rappresentato la migrazione italiana in Argentina tra i due secoli con un capitolo dedicato a Gina Lombroso, “In the Shadow of “Great Men”: Gina Lombroso's Travels to South America” – al resoconto dei suoi viaggi in Brasile, Uruguay e Argentina e al suo sguardo più generoso nei confronti del Brasile e più critico nei confronti dell’Argentina. Riemergono temi già trattati dagli autori precedenti accanto a nuovi: la vita nelle fazendas brasiliane e la loro organizzazione; la presenza “ostile” e “silenziosa” della natura (p. 153), a confronto anche con la città; la collaborazione tra gruppi egemonici e subalterni, che secondo Pagano conferma la visione “paternalistica” e idealizzante che Lombroso ha della società (p. 158); il ruolo delle donne in Brasile e in Argentina, anche di resistenza morale contro i cambiamenti sociali frutto dell’industrializzazione moderna; l’importanza delle scuole e dell’istruzione; il valore redentivo del lavoro (anche nei penitenziari). Nell’epilogo, infine, rileggendo il libro di memorie tra l’Italia e l’Argentina di Vanni Blengino – pubblicato nel 2007 – Pagano, anch’egli viaggiatore tra i continenti, ritorna alle ragioni della sua ricerca, ovvero a quella esperienza vissuta e curiosità intellettuale tra culture e lingue che lo hanno incoraggio a leggere e rileggere gli autori e autrice trattati nel volume.
La prosa di Pagano è chiara; la contestualizzazione storica e teorica che propone dei temi e dei testi è rigorosa, senza appesantire l’analisi linguistica e critica che rimane sobria e lucida. La scelta di presentare testi ed autori e autrice in ordine cronologico – principio organizzativo del volume – non gli impedisce di sviluppare un’analisi comparativa delle diverse voci ed esperienze studiate, attenta ad evidenziarne convergenze e divergenze. Italy to Argentina è uno strumento utile e accessibile – e che consente un facile accesso a testi rilevanti e significativi ma non sempre noti – per studenti e studiosi, letterati e storici, interessati alla diaspora italiana in America Latina, ai temi generali della migrazione in epoca moderna e contemporanea e ai processi di costruzione nazionale ed espansione coloniale dell’Italia e dell’Argentina nella transizione alla contemporaneità.
