Abstract
L’articolo individua i nodi critici sui quali soffermarsi in vista della preparazione di una nuova edizione critica della lettera di Pietro Summonte a Marcantonio Michiel, allo scopo di restituire non soltanto una lezione filologicamente attendibile, ma anche di fornire strumenti per una più accurata contestualizzazione storico-culturale del testo e ricostruire le vicende della sua trasmissione. Vengono analizzati i tratti salienti dell’edizione di Fausto Nicolini, assunta come base di riferimento, evidenziando le necessarie revisioni e integrazioni che emergono alla luce di rinnovati approcci metodologici e delle più recenti acquisizioni documentarie.
Keywords
1. La lettera di Summonte un secolo dopo Nicolini
Confrontarsi con il testo della lettera di Pietro Summonte a Marcantonio Michiel sulle arti a Napoli significa innanzitutto misurarsi con l’edizione procurata più di un secolo fa da Fausto Nicolini. 1 Dopo una lunga circolazione attraverso citazioni parziali e imprecise, infatti, l’epistola riemerse dalle ricerche condotte all’Archivio di Stato di Torino (ASTo) dall’erudito partenopeo, che era riuscito a rintracciarne delle copie credute perdute. 2 La pubblicazione di una versione della lettera certamente più completa di quella già nota, seppur non autografa, fu accolta con grande entusiasmo dalla comunità scientifica dell’epoca: infatti, l’edizione ha tuttora l’inestimabile pregio di aver reso disponibile un documento che non solo restituisce un tassello della fitta rete di rapporti tra intellettuali del primo Cinquecento, ma che si configura soprattutto come una miniera di dati indispensabili a illuminare questioni altrimenti ignote della storia dell’arte napoletana del Medioevo e del primo Rinascimento. 3 Per queste ragioni l’edizione di Nicolini rappresenta una pietra miliare per gli studi che su questi temi si sono avvicendati fino a tempi recenti e va dunque eletta come punto di partenza per la riflessione che su questo testo è stimolata dall’iniziativa editoriale e scientifica dalla quale scaturiscono queste pagine. 4
Il progetto promosso dalla Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte mira a prendere in considerazione l’epistola come documento notevole di per sé e non soltanto in virtù delle informazioni di cui è testimonianza, e rappresenta dunque un’operazione ermeneutica che non può prescindere da un approfondimento critico della sua stessa lezione, soprattutto in vista della traduzione che ne costituisce l’obiettivo insieme al commento. Questo scopo, dunque, deve essere perseguito prendendo inevitabilmente le mosse dall’edizione Nicolini che, pur essendo un lavoro meritorio, frutto dell’intraprendenza archivistica, dell’acume filologico e della lucidità esegetica di uno dei più grandi eruditi del Novecento, necessita di essere riletto alla luce di recenti acquisizioni e di aggiornate sensibilità e prospettive di analisi. Le ricerche condotte da Rosella Lauber hanno permesso, infatti, di aggiungere al testimoniale della lettera summontiana un codice che restò sconosciuto a Nicolini nonostante fosse conservato nel fondo dell’ASTo da lui stesso riscoperto, noto come Raccolta Francesconi (Lauber, 2007: 23). Inoltre, dati che incrementano le nostre conoscenze giungono anche dall’analisi recentemente condotta da chi scrive sugli aspetti materiali e testuali dei manoscritti.
Un arricchimento alla comprensione della lezione dell’epistola a Michiel e di una sua più precisa contestualizzazione può certamente beneficiare da un approccio al testo di tipo filologico nel senso più ampio del termine. Pertanto, pur non potendo in questa sede proporre soluzioni definitive, si esporranno i punti sui quali risulterà necessario riflettere in vista di una nuova edizione, ripercorrendo gli aspetti caratterizzanti del lavoro di Nicolini, quali la recensio e le istanze che hanno inciso sulla sua constitutio textus. Enucleare il modus operandi dell’editore, inquadrandolo e aggiornandolo in virtù delle nuove acquisizioni disponibili, e al contempo condividere ulteriori spunti di ricerca che possano illuminare gli ambienti nei quali la lettera summontiana ha circolato consentirà di tracciare il solco entro il quale si inserirà l’apporto che ci si propone di dare a questo lavoro collettivo.
2. La tradizione manoscritta: stato dell'arte e nuove acquisizioni
Per quanto riguarda la recensio, Nicolini individua quattro testimoni manoscritti della lettera dei quali, come è noto, nessuno corrisponde all’autografo. I manoscritti sono siglati in un ordine alfabetico che, secondo l’interpretazione dell’editore, ne rispecchia l’ordine cronologico di confezione. A e B corrispondono alle copie contenute in due corpose miscellanee almeno tardo-secentesche ritrovate nel fondo Francesconi dell’ASTo e segnate rispettivamente 7 e 60, mentre C, esemplato all’inizio del XIX secolo da Giovanni De Lazara (1744–1833), è una copia che contamina il testo di A con B, a sua volta sintetizzata in D da Iacopo Morelli (1745–1819) (Nicolini, 1925: 143–155). 5 Il contributo della lezione tramandata da C e D non è valutato come dirimente per la constitutio textus da Nicolini. In effetti, poiché se ne conoscono gli antigrafi, che sono esplicitamente dichiarati, questi manoscritti continuano a occupare in tal senso una posizione marginale, destando interesse limitatamente alla storia della tradizione del testo, per aver rappresentato la principale fonte di conoscenza della lettera fino alla riscoperta di A e B e vista la caratura intellettuale dei rispettivi estensori. 6
Quanto ai manoscritti sui quali Nicolini ha fondato l’edizione, va sottolineato che i testi tramandati da A e B differiscono sensibilmente tra loro in termini testuali: soltanto B tramanda propriamente una lettera, mentre A è latore di una versione scorciata, epurata della cornice epistolare e recante il titolo Discorso della pittura. 7 Benché sguarnito di diverse porzioni testuali, A conserva il suo rilievo in quanto riporta in calce al Discorso una postilla con i dati relativi al mittente e al destinatario della lettera, oltre a un’indicazione ritenuta significativa per gli studi su Michiel, vale a dire l’intenzione dell’umanista veneziano di procurare un’opera di argomento artistico, che sarebbe poi naufragata a seguito della pubblicazione a Firenze di un volume sugli stessi temi (Lauber, 2007: 22–25).
Secondo Nicolini, il responsabile dell’organizzazione della collezione di miscellanee poi acquistata da Francesconi sarebbe venuto in possesso soltanto in un secondo momento della versione completa dell’epistola e per questo motivo l’avrebbe fatta copiare nel manoscritto segnato 60 (B), pur possedendo già parte di quello stesso testo nel codice 7 (A): l’erudito, infatti, era dell’opinione che a numeri d’ordine maggiori corrispondessero manoscritti copiati più recentemente (Nicolini, 1925: 146–147). 8 Tuttavia, l’ipotizzata corrispondenza tra l’ordinamento interno del fondo e la confezione dei codici risulta smentita dalla scoperta di Lauber di un altro testimone della lettera che è certamente più antico di A e B pur recando una segnatura più alta (Lauber, 2007: 23). Il quinto codice da aggiungere alla recensio, che si denominerà E, è infatti il manoscritto 76 della collezione Francesconi, una miscellanea tardo-cinquecentesca latrice della versione scorciata della lettera, il Discorso. 9
Si tratta di un codice di grande importanza: innanzitutto, il testo summontiano è seguito dalla postilla sull’attività intellettuale di Michiel; inoltre, il manoscritto è esemplato da una mano, una corsiva di velocissima esecuzione, coinvolta nella copia, nell’annotazione e nell’organizzazione di altri manoscritti gravitanti intorno alla figura del patrizio veneto. 10 Quanto al testo tramandato dal nuovo testimone, la collazione con la versione scorciata della lettera, il Discorso tramandato da A, ha evidenziato che E ne è stato l’antigrafo. 11 In termini ecdotici, quindi, si evidenzia la marginalità di A nell’indagine dei rami più alti della tradizione della lettera, in quanto, al pari dei mss. C e D, risulta descriptus di un altro manoscritto noto, in questo caso E. 12 Dunque, per una nuova edizione dovrà essere presa in considerazione la lezione di E, pur continuando a fondare il testo base sull’epistola copiata in B, come si dirà poco oltre.
3. Sulla constitutio textus, tra conferme e aggiornamenti
Malgrado il rinvenimento del manoscritto E, sconosciuto a Nicolini, il testimoniale continua a essere popolato da sole copie. 13 Inoltre, dovendo eliminare diversi codici che si sono rivelati dei descritti di altri già in nostro possesso, ci si dovrà confrontare con soli due testimoni in vista della constitutio textus – così come era già avvenuto per l’editore novecentesco della lettera.
Alla prova della collazione il ms. B, individuato da Nicolini come testo base, si conferma latore di un testo meno scorretto rispetto a quello tramandato da E che, come anticipato, è fortemente lacunoso. 14 Il principio recentiores non deteriores si dimostra valevole anche in questo caso 15 : benché certamente più antico e vicino all’ambiente nel quale l’originale ha circolato presso il suo destinatario, o non molto tempo dopo, il ms. E risulta insoddisfacente sia per ricostruire il testo in sé, sia per contribuire allo studio di opere e artisti specificamente rilevante per il progetto collaborativo a cui questo lavoro partecipa.
Una nuova edizione della lettera non potrà che essere fondata sulla testimonianza di B: il risultato non si discosterà quindi dalla sostanza del testo stabilito da Nicolini, che si è affermato come un classico negli studi storico-artistici, ma allo stesso tempo permetterà di restituire l’epistola contestualizzandone più consapevolmente la lezione e introducendo alcuni correttivi all’edizione precedente. Il testo che si punta a offrire sarà infatti arricchito da dati tralasciati dal precedente editore, o perché questi non ne era a conoscenza, o perché la sua prassi ecdotica, seppur molto aggiornata, rispondeva a esigenze scientifiche diverse da quelle attuali. 16
4. Verso una nuova edizione critica
Innanzitutto, va evidenziato che si sente l’esigenza di corredare il testo di un puntuale apparato critico che renda conto di quanto attestato da E: nell’edizione Nicolini non sono infatti documentate tutte le varianti sostanziali del Discorso, e solo una parte delle porzioni testuali di cui è manchevole B figura all’interno del testo. 17
Inoltre, dovranno senz’altro essere vagliati gli interventi che, anticipati dalle affermazioni programmatiche contenute nello studio introduttivo, l'editore ha apportato sul testo pubblicato (Nicolini, 1925: 155–156). In quella sede Nicolini dichiara in primo luogo di aver ammodernato grafia e punteggiatura “secondo le norme generalmente adottate” (Nicolini, 1925: 155): la destinazione editoriale di questa nuova edizione rende imperativa un’agevole leggibilità del testo e dunque spinge verso soluzioni parimenti ammodernanti. Tuttavia, sarà doveroso mettere al vaglio il trattamento di fenomeni significativi dal punto di vista culturale; si pensi ad esempio al caso della ‘h’ etimologica: questa peculiarità grafica attestata dalla tradizione manoscritta potrebbe essere mantenuta in virtù del clima intellettuale di elaborazione della lettera. 18 Si tratta di un aspetto complesso e riguardante più in generale la patina linguistica dell’epistola, che possiamo leggere soltanto attraverso copie esemplate a distanza di tempo, ma soprattutto di spazio, dall’originale. 19 L’effettiva incidenza delle varietà linguistiche dei copisti andrebbe comunque misurata dettagliatamente: da un lato, si nota anche solo superficialmente la scarsa marcatezza diatopica dei testi delle copie, che riguardano manoscritti che coinvolgono (direttamente o indirettamente) ambienti nei quali il dibattito sull’unificazione linguistica del volgare era vivissimo; 20 dall’altro, a latere dell’edizione andrebbero condotti uno spoglio e un commento degli aspetti linguistici dei testimoni per ricostruirne le specifiche caratterizzazioni e studiarne le varianti formali. 21
L’attenzione ai fatti linguistici andrà poi connessa a un altro aspetto dell’edizione di Nicolini, vale a dire il suo intervento su alcuni luoghi testuali: infatti, l’editore dichiara di aver talvolta preferito lezioni attestate dal manoscritto A nei casi in cui B presenta varianti “meno arcaiche o anche un giro di frase più raccorciato” (Nicolini, 1925: 156), o perché più fedeli a “qualche napoletanismo del Summonte” (Nicolini, 1925: 156). Alla luce di quanto accennato poc’anzi, tuttavia, sarà necessario riflettere ulteriormente sulla marcatezza delle forme linguistiche esibite dal testo base, soprattutto perché pare lecito immaginare per Summonte un profilo di scrivente attivo in un circuito culturale impegnato in prima linea nella riflessione sugli usi linguistici. Inoltre, rispetto a considerazioni sul valore diatopico da attribuire alle varianti, andrà tenuto conto che il testo in questione è una lettera destinata a uno stimato umanista forestiero, nei confronti del quale l’autore potrebbe aver attentamente dosato la coloritura locale della propria patina linguistica. 22
A questo proposito va notato che, a dispetto di quanto dichiarato, le scelte operate da Nicolini non sono sempre segnalate esplicitamente. Ciò non riguarda soltanto le varianti formali preferite per motivi di ordine linguistico: l’editore ha infatti introdotto innovazioni rispetto al testo di B in luogo di lezioni considerate erronee, talvolta accogliendo a testo correzioni apposte da una mano riconosciuta come “posteriore” (Nicolini, 1925: 155) e che è ora identificabile con quella di Daniele Francesconi. 23 Sebbene il testo di B non sia scevro da errori, questi andranno valutati singolarmente ed eventualmente corretti esponendo dettagliate argomentazioni che non potranno ridursi all’accettazione di varianti introdotte da un lettore di inizio Ottocento.
5. Oltre il testo: prospettive di ricerca
Sono dunque stati esposti alcuni punti sui quali riflettere per tracciare ipotesi di lavoro in direzione di una restituzione della lezione del testo che renda conto di aspetti finora trascurati: si tratta tuttavia di proposte che restano nella maggioranza dei casi problematicamente aperte a soluzioni che solo uno studio più approfondito potrà qualificare come le più adatte. Intanto, l’affondo preliminare sulla tradizione manoscritta del testo ha messo in luce numerose questioni che paiono aprire ulteriori piste di ricerca.
Un primo aspetto su cui andrebbe attirata l’attenzione riguarda la collocazione dei testimoni manoscritti all’interno di almeno due progetti culturali, quante sono le fasi che si è potuto riconoscere nella costituzione della raccolta in cui questi codici sono conservati. Infatti, il rinvenimento dell’inedito E ha permesso di fare luce sull’esistenza, all’interno del fondo Francesconi, di un più antico nucleo di codici accanto a quello ascrivibile al lavoro di copia e indicizzazione avvenuto verosimilmente verso la fine del Seicento, che evidentemente rappresenta una fase successiva della trasmissione dei testi.
Per quanto riguarda l’insieme dei manoscritti più antichi, questo vede il coinvolgimento di almeno due mani che collaborano tra loro, una delle quali – il copista di E – è da identificarsi come il più antico lettore a noi noto della lettera di Summonte. Tale menante richiama l’attenzione in quanto risulta coinvolto a vario titolo in manoscritti gravitanti intorno alla figura di Michiel. La vicinanza di questa mano all’ambiente del patrizio veneto, testimoniata dalla possibilità di aver consultato e postillato il suo autografo della Notizia d’opere di disegno, suggerisce una quanto meno ipotizzabile prossimità anche all’originale inviato da Summonte. A tal proposito sarebbe quindi di grande interesse verificare, da un lato, quali altri testi conservati nella collezione torinese abbia trascritto questo copista e se sia possibile rintracciarne altri connessi al collezionista veneziano, o se si possano reperire indizi sul promotore – intellettuale o materiale – dell’allestimento del fondo tardo-cinquecentesco; al contempo, andrebbe congiuntamente indagata la storia degli altri codici che presentano tracce di questa mano con particolare attenzione alla loro storia, per tentare di ricostruire il quadro delle relazioni tra i diversi manufatti e, dunque, all’interno di un nucleo di manoscritti riconducibili a una figura vicinissima agli interessi di Michiel e alle sue carte. 24
Inoltre, la collazione del testo di E con quello tramandato dagli altri testimoni ha rivelato la presenza di una coppia di manoscritti gemelli all’interno della raccolta Francesconi, uno (ms. 7, A) esemplato a partire dall’altro (ms. 76, E). Questa constatazione suscita interrogativi rispetto alla frequenza di questa evenienza all’interno del fondo, verificabile soltanto attraverso un accertamento su tutti gli ottantatré volumi che lo compongono; un’indagine complessiva sulla collezione potrebbe condurre per di più all’individuazione della ratio sottostante alla sua costituzione. L’analisi dell’assemblaggio di questo fondo non potrà però prescindere dalla disamina degli altri volumi che presentano lo stesso ex libris della raccolta Francesconi e che sono conservati altrove 25 : ciò permetterebbe di arricchire i dati sulla storia di tutti i manoscritti, e quindi anche dei testimoni della lettera summontiana, specificando meglio i passaggi riportati in merito da Nicolini. 26
L’insieme piuttosto ambizioso di queste linee di ricerca, se perseguito, getterebbe nuova luce sulla tradizione manoscritta della lettera di Summonte a Michiel, contribuendo non soltanto a una più consapevole ricostruzione del testo, ma anche del contesto culturale in cui esso ha circolato ed è stato tramandato, tenendo insieme l’auspicabile connubio tra critica del testo e storia della tradizione. 27
Appendice
Si riportano di seguito le fotoriproduzioni della prima carta recante il testo della lettera di ciascuno dei testimoni citati nel contributo. I materiali, dei quali è fatto divieto di riproduzione, sono stati ottenuti grazie al supporto della Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte e sono pubblicati su concessione del Ministero della Cultura – Biblioteca Nazionale Marciana e Archivio di Stato di Torino e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova – Biblioteca Civica.
Torino, ASTo, Misc. Francesconi, 7, c. 79r (A):
Torino, ASTo, Misc. Francesconi, 60, c. 113r (B):
Padova, Biblioteca Civica, Misc. De Lazara, vol. 1 [2537.5], c. 1r (C):
Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Archivio Morelliano 44 (=12550) [Zibaldone K], c. 123v (D):
Torino, ASTo, Misc. Francesconi, 76, c. 82r (E):
