Abstract

17.26-17.34
M. Cosottini1, D. Frosini2, I. Pesaresi3, M. Costagli4, R. Ceravolo2, U. Bonuccelli5, M. Tosetti6
1 UO Neuroradiologia, Dipartimento di Ricerca Translazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, Università di Pisa - 2 Unità di Neurologia, AOUP; Pisa - 3 UO Neuroradiologia, Dipartimento di Radiologia e Diagnostica Interventistica, AOUP; Pisa - 4 IMAGO 7; Pisa - 5 Unità di Neurologia, Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale; Pisa - 6 IRCCS Stella Maris; Pisa
Purpose: The morphological correlate of dopaminergic degeneration in Parkinson's Disease (PD) is the neuronal loss in the pars compacta of the substantia nigra. Standard neu-roimaging techniques fail in defining normal anatomy of the substantia nigra and have a marginal role in the diagnosis and follow-up of PD. Our purpose is to evaluate the anatomy of SN in healthy subjects (HS) and the diagnostic accuracy of UHF targeted imaging of the SN in diagnosing PD.
Patients and Methods: 21 HS and 17 PD patients were enrolled in this UHF (7T) MRI protocol approved by Ministry of Health and by the local ethics committee. SWAN images images from 8 HS were used to define the normal UHF MRI appearance of SN. Changes in normal anatomy of the SN were used to calculate the diagnostic accuracy of UHF MRI in diagnosing PD by comparing 13 HS and 17 patients.
Results: SWAN UHF MRI of the SN allows to define a three layers organization of the SN distinguishing the pars compacta from pars reticulata. The loss of hyperintense intermediate layer of the SN has a sensitivity and specificity of 100% and 92.3 % respectively in diagnosing PD.
Conclusion: The UHF MRI allows high resolution characterization of the SN and its substructural organization. By the use of SWAN images it is possible to accurately differentiate HS from PD patients.
17.34-17.42
L. Castelletti1, L. Barletta1, L. Allegretti1, N. Piaggio2, E. Rosso1, M. Canevari1, L. Castellan1,
1 UO Neuroradiologia, IRCCS, AOU San Martino-Ist; Genova - 2 Scuola di Specializzazione in Radiodiagnostica, Università di Genova
Scopo del lavoro:L'analisi semiquantitativa di metila-zione del promoter del O6 –metilguanina DNA transferasi (MGMT) è stata recentemente descritta come il più significativo biomarker nel predire la sopravvivenza totale e la sopravvivenza senza progressione di malattia nei pazienti portatori di tumore della serie gliale.
Scopo del nostro lavoro è correlare il coefficiente di dif-fusione apparente (ADC) mediante RM con l'MGMT nei pazienti con tumore della serie gliale.
Materiali e Metodi: 52 pazienti sono stati sottoposti a RM mediante sequenza di diffusione con calcolo dell'ADC nella settimana precedente alla diagnosi anatomo-patolo-gica di tumore della serie gliale.
Risultati: I 31 pazienti con metilazione del MGMT promoter presentavano valori minimi di ADC nell'ambito della parte solida della lesione statisticamente più elevati rispetto ai 21 pazienti che non esprimevano la metilazione. Esiste anche una correlazione lineare tra alto valore di ADC minimo e sopravvivenza globale e sopravvivenza senza progressione di malattia.
Conclusioni: L'ADC potrebbe essere utilizzato quale parametro preoperatorio non invasivo per predire la pre-senza di metilazione del MGMT e la sopravvivenza nei pa-zienti con tumore della serie gliale.
3
17.42-17.50
L.F. Calabria1, A. Romano1,2, F. Tavanti1, M.C. Rossi Espagnet1, A. Boellis1, O. Gagliardo1, L.M. Fantozzi1, A. Bozzao1
1 Dipartimento NESMOS, Azienda Ospedaliera S. Andrea, Università La Sapienza; Roma - 2 Fondazione San Raffaele Ceglie Messapica; Roma
Scopo del lavoro: L'obiettivo di questo studio è valutare se il coefficiente di Diffusione Apparente (ADC) può predire lo stato di metilazione del promoter dell'MGMT nei glioblastomi e avere una correlazione con la sopravvivenza in termini di Overall Survival (OS) e di Progression Free Survival (PFS).
Materiali e Metodi: Questo studio retrospettivo ha incluso 47 pz con diagnosi di glioblastoma confermata isto-logicamente. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a studio RM con sequenze di Diffusione e a valutazione dello stato di metilazione del “promoter” dell'MGMT. L'analisi delle mappe di ADC è stata effettuata mediante software de-dicato (PerfScape V2.0-Olea Medical). Sono stati calcolati inoltre l'OS, il PFS, il test T di Student, le curve di KaplanMeier e le regressioni cox e lineari.
Risultati: 25 pazienti con metilazione del promoter dell'MGMT hanno mostrato valori maggiori di ADC mi-nimo rispetto ai pazienti non metilati (p<0.05) e maggiore sopravvivenza (OS, p<0.05; PFS, p<0.05). Scegliendo il valore mediano di ADC minimo 0,80 × 10-3mm2/sec come cutoff, i soggetti con valori di ADC minimo maggiori di 0,80 mostrano una sopravvivenza maggiore rispetto ai soggetti con valori minimi di ADC inferiori di 0,80 (OS, p=0.02; PFS, p<0.05). È stata inoltre osservata una correlazione diretta tra i valori minimi di ADC e rispettivamente l'OS ed il PFS (R=0.458 and R=0.520). L'ADC minimo è risul-tato un fattore prognostico indipendente di sopravvivenza alla regressione COX.
Conclusioni: I valori minimi di ADC nei pazienti affetti da glioblastoma possono essere utilizzati come fattore pre-dittivo di sopravvivenza indipendentemente dallo stato di metilazione del promoter dell'MGMT.
17.50-17.58
G. Colafati, G.S. Colafati, A. Mastronuzzi, F. Randisi, D. Longo, S. Galassi, L. Figà Talamanca, B. Bernardi
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, IRCCS; Roma
Scopo del lavoro: Confrontare in modo prospettico nello studio delle patologie pediatriche dei distretti testa-collo con apparecchiatura Risonanza Magnetica (RM) ad alto campo (3 Tesla) l'effetto di differenti dosi di mdc ev pa-ramagnetico (Gd-DOTA,) sul rapporto contrasto-rumore nello stesso individuo.
Materiali e Metodi: Sono stati studiati prospetticamente 14 Pazienti di età compresa tra 2 anni e 1 mese e 17 anni e 5 mesi (età mediana 9.1 - 6 maschi e 8 femmine), affetti da patologie oncologiche o malformative vascolari dei di-stretti testa - collo, prima e dopo somministrazione di mdc ev (Gd-DOTA, Dotarem®, Guerbert), con apparecchio 3.0 Tesla (3T) MAGNETOM Skyra (Siemens, Erlangen, Germany), dal Gennaio 2012 ad oggi. Ogni Paziente ha rice-vuto dopo lo studio basale una dose iniziale di 0.1 ml/Kg (0.05 mmol/kg) di Gd-DOTA, con acquisizione di immagini T1-dipendenti secondo un piano di studio, seguita da una successiva ed immediata dose di 0.1 ml/Kg per un totale di 0.2 ml/Kg (totale 0.1 mmol/kg) con acquisizione della me-desima sequenza nel medesimo piano. L'analisi qualitativa è stata effettuata utilizzando un punteggio di valutazione della qualità dell'immagine e le valutazioni quantitative sono state eseguite misurando l'indice contrasto-rumore (CNR) e quello segnale-rumore (SNR).
Risultati: Dall'analisi comparativa dei risultati non emergono differenze significative dei riscontri ottenuti dopo somministrazione di metà dose (0.1 ml/Kg) rispetto al dosaggio standard (0.2 ml/Kg) di Gd-DOTA nella detezione e visualizzazione di aree lesionali nei distretti esaminati.
Conclusioni: Questo studio dimostra che con RM a 3T, in presenza di riduzione della dose di contrasto della metà rispetto al dosaggio standard (0.1 ml/Kg vs 0.2 ml/ Kg, Dotarem), il rapporto contrasto/rumore si mantiene elevato, e non è significativamente influenzato il rapporto segnale-rumore. Una ridotta quantità di mdc ev può essere utilizzata in ambito clinico nella valutazione di patologie tumorali e non, dei distretti testa-collo in età pediatrica, beneficiando dell'elevato rapporto contrasto-rumore a 3T.
17.58-18.06
G. Papini1, K. Khouri Chalouhi1, V. Nardella2, M. Bandirali2, M. Trimboli1, G. Di Leo1, F. Sardanelli1,3
1 Unità di Radiologia, IRCCS Policlinico San Donato Milanese -
2 Scuola di Specializzazione in Radiodiagnostica, Università degli Studi di Milano; San Donato Milanese - 3 Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute, Università degli Studi di Milano; San Donato Milanese
Scopo del lavoro: Confrontare la resa contrastografica in RM cerebrale di una dose ridotta a 0,075 mmol/kg di gadobenato dimeglumina (Gd-BOPTA), mezzo di contrasto (MdC) ad alta relassività, rispetto alla singola dose di 0,1 mmol/kg di gadoterate meglumine (Gd-DOTA) MdC a re-lassività standard.
Materiali e Metodi: Da Marzo 2011 nel nostro istituto il protocollo di somministrazione di MdC la RM encefalo è cambiato da 0,1 mmol/kg di Gd-DOTA a 0,075 mmol/kg di Gd-BOPTA, senza alcun cambiamento né dell'apparec-chiatura MR (1,5 T) né del protocollo di imaging. L'analisi quantitativa è stata effettuata su 32 pazienti (età media 54 ± 16 anni, media ± deviazione standard) sottoposti a RM dell'encefalo in due occasioni successive con un inter-vallo medio di 10 mesi (intervallo interquartile 5-12 mesi), la prima con 0,1 mmol/kg di Gd-DOTA, la seconda con 0,075 mmol/kg di Gd-BOPTA. In entrambi gli esami, l'in-tensità di segnale delle stesse strutture anatomiche (seni trasversi, carotidi interne, ghiandole parotidi, eventuali lesioni intracraniche) è stata misurata mediante regioni d'interesse (ROI) sulle immagini T1-pesate assiali post-contrastografiche; è stato inoltre calcolato il rapporto se-gnale-rumore (SNR). Le indagini RM cerebrali di ulteriori 102 pazienti (età media 51 ± 19 anni) ottenute con 0,075 mmol/kg di Gd-BOPTA sono state confrontate con quelle di 99 pazienti (età media 44 ± 19) ottenute con 0,1 mmol/ kg di Gd-DOTA. Due radiologi (R1, R2) in cieco rispetto al regime contrastografico hanno valutato l'enhancement contrastografico assegnando il punteggio: 0 = insufficiente, 1 = sufficiente, 2 = ottimale. L'analisi statistica è stata effettuata con test Wilcoxon, chi-quadro e K.
Risultati: All'analisi quantitativa, la mediana del SNR è risultata sempre uguale o superiore usando 0,075 mmol/kg di Gd-BOPTA (68-94) rispetto a 0,1 mmol/kg di Gd-DOTA (54-89); in particolare è risultata significativamente mag-giore con Gd-BOPTA sia per le lesioni intracraniche che per i seni venosi (p<0,038). All'analisi qualitativa, il punteggio ottenuto dagli esami RM effettuati con 0,075 mmol/kg di Gd-BOPTA è risultato significativamente più alto rispetto a quello ottenuto dagli esami condotti con 0,1 mmol/kg di Gd-DOTA (p<0,002), con uno score 2 nel 80% degli esami per R1 (rispetto al 50% per gli esami con Gd-DOTA) e nel 64% degli esami per R2 (rispetto al 38%, rispettivamente).
Conclusioni: Per la RM cerebrale, la resa contrastogra-fica di 0,075 mmol/kg di Gd-BOPTA è quantomeno uguale a quella di 0,1 mmol/kg di Gd-DOTA. L'elevata relassività consente una riduzione della dose del 25%.
18.06-18.14
M.A. Marino1, R. Morabito1, M. Bonsignore2, V. Salpietro3, C. Alafaci4, M. Longo1, F. Granata1
1 UOC di Neuroradiologia, Dipartimento di Scienze Radiologiche, Università degli Studi di Messina -
2 Dipartimento di Neoropsichiatria Infantile, Università deglistudi di Messina - 3 Unità di Genetica e Immunologia Pediatrica, Dipartimento di Pediatria; Messina, 4 UOC di Neurochirurgia, Dipartimento di Neuroscienza, Scienze Psichiatriche e Anestesiologiche Università degli Studi di Messina
Scopo del lavoro: L'idrocefalia esterna è un'entità cli-nica a decorso benigno in cui a macrocefalia si associa un incremento del volume degli spazi sub-aracnoidei, special-mente in corrispondenza di entrambi i lobi frontali, ed un normale o lieve incremento del volume dei ventricoli late-rali. Si è generata confusione sulla nomenclatura di questo disordine al quale sono stati attribuiti numerosi eponimi quali idrocefalo extra-ventricolare, pseudo-idrocefalo, ampliamento benigno degli spazi sub-aracnoidei, igroma sottodurale. La teoria eziopatogenetica più accreditata è quella di un ritardo idiopatico nella maturazione dei villi aracnoidei. È accordo comune per contro che esista una predisposizione familiare ed in alcuni casi anche una ere-ditarietà. Scopo di questo lavoro è quello di descrivere gli aspetti neuroradiologici di tale disordine e le complicanze riscontrate nei pazienti studiati presso il nostro centro.
Materiali e Metodi: È stato eseguito uno studio retro-spettivo su una coorte di 5 pazienti, di età compresa tra 9 mesi e circa 2 anni, affetti da idrocefalia esterna benigna sottoposti nel nostro centro a diversi esami neuro radio-logici (ecografia trans-fontanellare, RX cranio, TC e RM).
L'analisi retrospettiva ha incluso anche una attenta re-visione della letteratura con lo sforzo di valutare gli aspetti neuroradiologici e le complicanze. Risultati: I pazienti giunti alla nostra osservazione presentavano una macrocefalia definita radiograficamente come una circonferenza cranica sopra 2 deviazioni standard rispetto alla media o maggiore del 97° percentile di almeno 0.5 cm. Il segno neuroradiologico caratteristico è stato l'ampliamento degli spazi subaracnoidei in sede frontale (superiore ai 10 mm) consensualmente ad un normale o solo lieve incremento del volume ventricolare. Tali segni sono stati valutati con diverse metodiche (ecografia trans-fontanellare, RM e TC). Altri segni riscontrati sono l'ampliamento della fessura interemisferica, del terzo ventricolo e delle cisterne della base. Nella nostra casistica abbiamo riscontrato quale complicanza un ematoma sottodurale spontaneo (1 pz).
Conclusioni: L'idrocefalia esterna deve essere consi-derata un'entità a decorso benigno: questa condizione in genere regredisce entro i 3 anni di vita e solo in pochi casi si assiste ad un ritardo psicomotorio. Le complicanze sono infrequenti e rappresentate prevalentemente da un sanguinamento spontaneo. Il sanguinamento spontaneo o dopo un trauma lieve potrebbe infatti essere spiegato dalla rottura di vene a ponte, già in tensione per l'eccessivo accu-mulo di liquor che non permette una adeguato movimento dell'encefalo all'interno della scatola cranica. Imprescindi-bile è il ruolo del neuroimaging non solo come indagine preliminare al fine di una corretta diagnosi, ma anche nel predire o valutare le possibili complicazioni
18.14-18.22
G. Grillea1, A. Perrotta2, L. Pavone3, M. Bolla4, R. De Icco4, M. Anastasio5, A. Ambrosini2, F. Izzi6, E. Siravo1, S. Carlino1, M. Bartolo1, C. Colonnese1,7, G. Sandrini4, F. Pierelli5,
1 UOC Neuroradiologia Diagnostica e Terapeutica, IRCCS INM Neuromed; Pozzilli (IS) - 2 Centro per lo Studio e la Cura delle Cefalee, IRCCS INM Neuromed; Pozzilli (IS) -3 Innomed Srl; Pozzilli (IS) - 4 IRCCS Istituto Neurologico Nazionale C. Mondino; Pavia - 5 Sezione di Neurologia, Dipartimento di Scienze e Biotecnologie Medico-Chirurgiche, Università di Roma La Sapienza; Roma - 6 Bioingegneria Clinica, IRCCS INM Neuromed; Pozzilli (IS) - 7 Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, Università di Roma La Sapienza
Scopo del lavoro: La sommazione temporale (ST) del dolore rappresenta una forma di plasticità neuronale a breve termine che, attraverso un cambiamento tempo-raneo dell'eccitabilità dei neuroni sensoriali, modifica le informazioni sensoriali da tattili a nocicettive. Questo fe-nomeno è di rilevante importanza nella fisiopatologia del dolore, in particolare nella sensibilizzazione nocicettiva centrale e nel dolore cronico, in cui i cambiamenti dell'ec-citabilità dei neuroni centrali si riflettono in un'anomala ST degli stimoli nocicettivi. La ST del dolore si sviluppa in parallelo con il fenomeno della ST del riflesso nocicet-tivo di flessione dell'arto inferiore indotto elettricamente, producendo una rappresentazione oggettiva della ST del dolore. Lo scopo del lavoro è quello di determinare quali siano le strutture cerebrali a livello centrale che svolgono un ruolo chiave nella fisiologia di tale fenomeno, utiliz-zando diversi paradigmi di stimolazione, differenziati per numero di stimoli ed intensità.
Materiali e Metodi: Dieci soggetti sani si sono sottoposti ad una preliminare sessione di valutazione neurofisiologica per determinare la soglia di ST del riflesso nocicettivo di flessione e la correlata percezione psicofisica del dolore. Successivamente, essi sono stati sottoposti a scansioni fMRI (Functional Magnetic Risonance Imaging), con scanner di risonanza magnetica a 1.5T durante le quali venivano ero-gati in maniera randomica uno (doloroso), tre (non dolorosi) e cinque stimoli (sommazione del dolore). Si è alternata ciascuna stimolazione ad una fase di rest, utilizzando un paradigma a blocchi, con 30 blocchi per ogni condizione te-stata. L'analisi delle immagini fMRI è stata effettuata con il software SPM8 (Statistical Parametric Mapping8, Wellcome Department of Cognitive Neurology, London, UK) in ambiente MATLAB (v 7.0, Mathworks, Natick, MA).
Risultati: Lo studio delle mappe di attivazione generate con l'analisi di gruppo tra i vari soggetti (t-test, p<0.05) ha mostrato per il singolo stimolo attivazioni a carico della corteccia prefrontale, dell'insula anteriore e dell'amigdala; mentre durante il fenomeno di ST si sono riscontrate attivazioni a carico di talamo, area somato-sensoriale, insula anteriore e posteriore e maggiormente a carico della corteccia cingolata. Non si sono riscontrate attivazioni significative con i tre stimoli non dolorosi.
Conclusioni: Questi risultati dimostrano che le attiva-zioni cerebrali associate con la ST del riflesso nocicettivo di flessione si registrano in zone coinvolte nel processo di elaborazione somato-sensoriale, nonché nelle aree cognitive e delle emozioni. Esse sono particolarmente pronun-ciate nella corteccia cingolata, che agisce nella modula-zione del dolore e potrebbe essere coinvolta nello sviluppo del dolore cronico.
18.22-18.30
A. D'Errico1, A. Elefante1, A. Brunetti1, R. Manara2,3, G. Ottaviano4, E. Cantone5,6, V. Palumbo7, A.A. Sinisi7, F. D i S a l le2
1 Neuroradiologia, Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate, Università di Napoli Federico II - 2 Neuroradiologia, Università di Salerno - 3 IRCC S. Camillo; Venezia - 4 Sezione Otorinolaringoiatria, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Padova - 5 Dipartimento di Neuroscienze, Università di Napoli Federico II - 6 Dipartimento di Biologia e Patologia Molecolare e Cellulare, Università di Napoli Federico II; Napoli - 7Sezione Endocrinologia e Andrologia Medica, Dipartimento di Medicina e Chirurgia Clinica e Sperimentale, Seconda Università di Napoli
Scopo del lavoro: La sindrome di Kallmann è una ma-lattia genetica rara caratterizzata clinicamente da ipogo-nadismo ipogonadotropo e ipo/anosmia.
Tali alterazioni derivano da un disturbo del processo di migrazione intrauterino che coinvolge gli assoni olfattori e i neuroni del GnRH dal placode olfattorio all'ipotalamo.
Scopo del nostro studio è stato valutare le anomalie di sviluppo del rinencefalo attraverso un'analisi quanti-tativa della profondità e della curvatura dei solchi olfat-tori e orbito-frontali mediali, dello spessore corticale della regione fronto basale e dei cambiamenti dei volumi della sostanza grigia e della sostanza bianca del rinencefalo.
Materiali e Metodi: Sono stati studiati con RM 1,5 T scanner (Achieva, Philips, Best, The Netherland) 45 pa-zienti maschi (media età 30.7 anni; range 9-55) con dia-gnosi di sindrome di Kallmann reclutati dall'Ospedale Universitario di Padova e dal Policlinico di Napoli “Federico II”. Il protocollo di studio MR includeva: 3D T1w, FLAIR, DTI.
Il gruppo di controllo era rappresentato da 23 pazientitra volontari sani maschi e pazienti con cefalea (media età 32.6 anni; range 12-55).
Tutte le immagini 3DT1 erano processate con Free-surfer per una valutazione quantitativa dello spessore corticale della regione fronto-basale, della sulcazione e della curvature dei solchi olfattori
Risultati: 2 pazienti Kallmann erano escludi dallo studio per la presenza all'analisi qualitativa di anomalie delle strutture della linea mediana e della sostanza bianca.
L'analisi VBM eseguita su 42 pazienti non mostrava significative differenze tra il volume totale di sostanza grigia e il volume totale di sostanza bianca tra pazienti Kallmann e controlli.
L'analisi VBM mostrava nei pazienti Kallmann, un'area di riduzione significativa di volume di sostanza bianca e piccole e simmetriche aree sia di aumento che di riduzione del volume di sostanza grigia esclusivamente nelle regioni fronto basali corrispondenti ai solchi olfattori.
L'analisi della sulcazione e della curvatura dei solchi olfattori mostrava nei pazienti Kallmann, rispetto ai con-trolli, una riduzione della profondità e della curvatura del solco olfattorio e un incremento, verosimilmente compensatorio, della profondità e della curvatura del solco olfat-torio orbito frontale mediale contiguo.
L'analisi dello spessore corticale mostrava nei pazienti kallmann uno spessore corticale maggiore nella regione corrispondente ai solchi olfattori suggerendo che la man-cata formazione del bulbo olfattorio potrebbe indurre cambiamenti non solo sulla sulcazione ma anche sull'or-ganizzazione strutturale della corteccia.
L'analisi TBSS non mostrava significative differenze tra pazienti Kallmann e controlli.
Conclusioni:Il nostro studio RM eseguito su un'ampia popolazione di pazienti Kallmann maschi mostra signi-ficativi cambiamenti morfostrutturali dell'encefalo che coinvolge la corteccia dei giri retti e della regione orbito-frontale mediale contigua e che potrebbero avere un im-patto clinico importante sulle funzioni cognitive e psichia-triche dei pazienti Kallmann.
18.30-18.38
A. D'Amico1, M. Napoli1, F. D'Arco1, G. D'Anna1, B. Carotenuto1, C. Russo1, N. Di Paolo1, F. Caranci1, A. Brunetti1, E. Mozzillo2, V. Fattorusso2
1 Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate, Università degli Studi di Napoli “Federico II” - 2 Dipartimento di Pediatria Università di Napoli Federico II
Possibile complicanza del diabete mellito di tipo 1 (T1DM) è la chetoacidosi (DKA) che è uno stato di severo deficit di insulina assoluto o relativo che conduce ad iper-glicemia, chetonemia, acidemia e flogosi sistemica. Essa può manifestarsi sia in fase diagnostica che nel corso del follow-up della malattia, associandosi nel bambino a significativo incremento della morbidità e della mortalità rispetto alla forma dell'adulto.
Il deterioramento neurologico acuto è spesso deter-minato da edema cerebrale e meno frequentemente da ischemie, mentre in fase terapeutica altra possibile com-plicanza è la mielinolisi pontina o extrapontina in genere causata da una eccessiva terapia reidratativa o da un ra-pida riduzione dell'osmolalità sierica.
Si descrivono 3 pz con DKA all'esordio di T1DM studiati con RM di cui uno con edema cerebrale acuto, l'altrocon trombosi venosa ed insulto ischemico-emorragico. Differente il reperto RM del terzo con multiple lesioni in-traassiali in gran parte simmetriche e localizzate in ter-ritori tipicamente arteriosi, in particolare interessanti gli ippocampi (riportati in letteratura quale target della ma-lattia diabetica cronica) e le regioni fronto-mesio-basali. Si descrivono le cause delle sopra dette complicanze della DKA e si discute sulla diagnosi differenziale nel terzo pz tra lesioni cerebrovascolari acute ed una mielinolisi ex-trapontina. Riportiamo una review della letteratura sulle complicanze della DKA con particolare attenzione a tali simmetriche localizzazioni ippocampali che sono risul-tate essere relativamente frequenti nei pz con mielinolisi extrapontina in cui le fluttuazioni osmotiche durante il trattamento sono state sino ad oggi considerate le uniche principali cause mentre altri dati recenti suggerirebbero quale principale causa l'ipoperfusione cerebrale associata ad attivazione di trasportatori cerebrali, che potrebbe spiegare le localizzazioni in territori arteriosi e prevalenti agli ippocampi.
Riportiamo la nostra esperienza alla luce della neces-sità di una diagnosi clinica e neuradiologica precoce nella DKA data la necessità di un tempestivo trattamento tera-peutico nell'ambito di tale grave complicanza, comunque infrequente (3-10 pz su 1000), di cui il neuroradiologo deve essere a conoscenza.
18.38-18.46
E. Tedeschi1, E. Salvatore2, C. Russo1, C. Mollica3, M. Ianniciello2, M.I. Ginocchio1, L. Franco1, G. De Michele2, A. Filla2, A. Brunetti1, S. Pappatà3
1 A.F. di Neuroradiologia, Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate, Università Federico II di Napoli - 2 Dipartimento di Neuroscienze, Odontostomatolgia e Scienze della Riproduzione, Università Federico II di Napoli - 3 Istituto di Biostrutture e Bioimmagini - CNR; Napoli
Scopo: L'atassia cerebellare idiopatica a esordio tardivo (ILOCA) è caratterizzata da una sindrome cerebellare pura lentamente progressiva, clinicamente simile alla variante cerebellare dell'atrofia multisistemica (MSA-C). Pertanto la diagnosi differenziale tra queste due patologie è difficile in stadio precoce, ma importante perché la prognosi e la pro-gressione sono diverse. Inoltre è stato ipotizzato che l'ILOCA probabilmente afferisce al gruppo delle MSA-C, poichè il 25% dei pazienti ILOCA sviluppa MSA-C a 5 anni dall'esordio. Scopo dello studio è stato di valutare se la RM di diffusione (DWI-RM) permette di evidenziare alterazioni microstrut-turali potenzialmente utili per differenziare le due patologie.
Materiali e Metodi: 12 pazienti con MSA-C (7M/5F, età media: 58±5 anni, durata di malattia:4±2 anni) e 7 con ILOCA (6M/1F, età media: 46±9 anni, durata di malattia: 10±8 anni), esaminati clinicamente con scale di valutazione dell'atassia, sono stati studiati con DWI-RM e comparati a 13 controlli sani (8M/5F, età media: 46±13anni).
L'esame RM dell'encefalo (1.5 T) includeva mappe di ADC elaborate su sequenze EPI DWI single-shot (3 dire-zioni: x, y, z; b values: 0, 500 e 1000). Le mappe di ADC e le immagini B0, normalizzate nello spazio MNI (SPM2000), sono state analizzate con regioni di interesse (ROIs), trac-ciate manualmente sulle immagini B0 bilateralmente a li-vello della sostanza bianca frontale e parietale, del caudato, del putamen, del talamo, dei peduncoli cerebellari medi (PCM) e della sostanza bianca cerebellare (CWM); solo nel ponte è stata posizionata una ROI mediana. L'analisi sta-tistica è stata condotta con test t (p=0.05), sui dati corretti per l'effetto dell'età.
Risultati: I pazienti con MSA-C e ILOCA differivano per durata di malattia, risultando tuttavia sovrapponibili per severità clinica. Rispetto ai controlli, lo studio DWI-RM mo-strava significativo incremento dei valori di ADC (in mm2/ sec × 10-3) nei pazienti con MSA-C a livello del ponte (0.911 ± 0.10 vs 0.700 ± 0.07), dei PCM (0.947 ± 0.07 vs 0.720 ± 0.03) e della CWM (0.857 ± 0.06 vs 0.682 ± 0.04), mentre nei pazienti con ILOCA solo a livello della CWM (0.718 ± 0.03 vs 0.682 ± 0.04). I valori di ADC a livello dei PCM e della CWM consentivano una completa separazione dei pazienti MSA-C rispetto ai controlli. Nei pazienti ILOCA il pattern di alterazione della diffusività risultava meno marcato e loca-lizzato alla CWM, consentendone la separazione individuale dai controlli in 4 casi su 7. I pazienti ILOCA e MSA-C erano separabili in 6 casi su 7 in base ai valori di ADC della CWM.
Conclusioni: Nei pazienti con MSA-C si conferma che la DWI-RM è in grado di evidenziare il danno microstrutturale sottotentoriale, che risulta esteso al ponte ed ai peduncoli cerebellari medi anche nelle fasi precoci di malattia. Nei pazienti con ILOCA il danno microstrutturale è più lieve e limitato al cervelletto anche nelle fasi avanzate. Questi dati preliminari suggeriscono che i differenti patterns di alterazione microstrutturale permettono la differenziazione dei due gruppi di pazienti, supportando con dati quantita-tivi la confidenza diagnostica dei reperti dell'imaging RM convenzionale.
