Abstract
Da quando il genere musicale conosciuto come “canzone d'autore” si è affermato come dominante in Italia, sono numerosissime le occasioni in cui gli autori di canzoni sono invitati a discutere del rapporto tra musica e poesia. Quello che manca è però una consapevolezza della musicalità della poesia. In realtà la poesia e la canzone sono “professioni” diverse, ma niente impedisce che il poeta e l'autore di canzoni possano percorrere un tratto di strada assieme, superare le reciproche diffidenze, scambiarsi idee e anche trucchi del mestiere.
Keywords
Va assai di moda interrogarsi sul rapporto fra musica e poesia. Chiarisco subito che per musica intendo in questo caso quella leggera, magari non leggerissima, ma che va generalmente sotto la sciagurata definizione di canzone d’autore. Chi fa il mio mestiere è abitualmente invitato, in ogni luogo d’Italia, con ogni tempo, in ogni stagione e contesto, e con ogni pretesto, davanti a piccoli e grandi uditori più o meno vivaci, a tentare di sciogliere lo scuro nodo che pure si va facendo classico: se la canzone sia o non sia da considerarsi almeno parente della poesia, in qualche modo o a tutti gli effetti. Mah!
Con i dovuti discernimenti, le ipocrisie, le discriminazioni d’uso, e considerati pesi e proporzioni fra gli autori, non ultimo le vendite, a qualche conclusione si può tentare di arrivare.
Il mondo della musica quasi-leggera è ad alta tiratura, ad altissima esposizione e notevole rischio. Quello che amiamo dei poeti di oggi e dei loro lettori, dei loro affezionati librai, è l’oggettiva clandestinità, il gusto d’ombra e di silenzio, lo scambio segreto.
C’è poco da ridere. Siamo relegati a un’idea decadente, sgangherata e soprattutto vaga di Poesia. Specie per quanto riguarda il Novecento e ancor di più per il contemporaneo stretto. A scuola abbiamo affrontato (costretti e afflitti) e maldigerito anni interminabili di poesia monumentale, squadrata, rimata e assonante, anzi assordante nel suo incedere trionfale. Quanto bene sarebbe stato, mi dico oggi, consumare occhi e memoria su altri poeti. Avessero saputo dirci già allora di Dino Campana e poi di Pasolini in friulano, di qualche rumore futurista. Ci avessero parlato di musica insomma. Ci avessero indicato John Lennon da subito senza reticenze, soprattutto senza interminabili anni di ritardo. Avessero saputo cantarci meglio all’orecchio il Falsetto di Montale, oggi del concetto di musicalità ne sapremmo tutti un po’ di più. Così non sarei costretto a guardare negli occhi tanti ragazzi che mi fanno domande preconfezionate e non aspettano la risposta. Certo, in qualche caso si può accendere un guizzo di attenzione, sempre che la risposta furbescamente tocchi o almeno sfiori qualche eroe del rock multinazionale, o qualche canzone da classifica. Sono questi i piccoli sotterfugi di chi non vuole rischiare di parlare a file di seggiole vuote.
Ho sempre sostenuto che poesia, quella vera e alta, e musica-canzone sono espressione di “mestieri” diversi. Quando mi sono innamorato di uno scritto poetico ci ho sempre trovato la sua musica dentro, già bella e pronta. Partiture complesse, delicate e soprattutto consapevoli. La musicalità, gli uomini ce l’hanno o non ce l’hanno, è innata, nessuno la insegna e nessuno la vende. Certi grandi poeti l’avevano, altri oggi la possiedono in misura pari ai musicisti. Io fra Antonio Carlos Jobim ed Eugenio Montale faccio poca differenza, fra Jean Sibelius e Pier Paolo Pasolini preferisco il secondo, fra l’intera “Scuola di Vienna” e Bertolt Brecht comprendo meglio lui. Sono percezioni personali, nulla su cui costruire teoremi stabili. Ma una volta accettato che autori di canzoni e poeti fanno un diverso mestiere, è lecito chiedersi se almeno qualche volta si prendano sottobraccio per qualche passo insieme, se si guardino da lontano o se passino il tempo almeno a spiarsi, a studiarsi un po’, vicendevolmente. Su questo punto si registrano le maggiori reticenze. L’autore di canzoni non confessa volentieri di nutrirsi di poesia (sarebbe come ammettere di temere una ricorrente povertà di spunti, che necessita di qualche iniezione di idee, almeno di tanto in tanto). I poeti, giovani o meno, non so cosa pensino di noi musicanti, e per lo più non ce lo fanno sapere, se non in segreto, all’orecchio, con qualche lettera privata. Per posta insomma.
Ho imparato a conoscere Vinicius De Moraes perché scriveva canzoni (e che canzoni!) insieme a Toquinho, nel Brasile degli anni settanta. La meraviglia delle sue composizioni era, ed è tutt’ora, che suonavano così semplici, qualche volta come adorabili “canzonette” piene di buonsenso e di bellezza. Dio lo benedica, perché si sporcava le mani e anche i piedi con questa materia.
Va pure ricordato che giovani e giovanissimi poeti, veri o no, si avvicinano agli autori di canzoni nella speranza di vedere musicato (e quindi pubblicato) un frammento della loro ispirazione, almeno una volta. Siamo nel tempo delle scorciatoie, dei grandi fratelli. Gli scrittori vanno mestamente alla televisione con la copertina dell’ultimo libro fra le mani e tutto è lecito per accendere la scintilla di un momento. Al dopo ci si pensa dopo. Appunto.
Quindi rare simpatie e ancora più rare collaborazioni fra musica e poesia.
È che i linguaggi cambiano e accelerano sempre di più. La materia di cui parliamo così volentieri e abitualmente, e che crediamo essere il nostro campo, ovvero quello di cui sappiamo qualcosa, in realtà è sabbia mobile, ghiaccio in movimento. Il pensiero poetico che attraversa la musica, e qualche volta è sostanza delle canzoni, è oggi un curioso paradosso, infinitamente più alto e contemporaneamente più basso di venti o trenta anni fa. Da un lato una instancabile ricerca di contenuto, di poetica visionaria, di una qualche credibilità. Dall’altra un raschiare con le dita il fondo di ogni comunicazione semplificata, di ogni slogan, di ogni giovanilismo linguistico, di ogni tutto e subito.
L’applicazione pubblicitaria più efficace e immediata all’ansia di essere, se non compresi, almeno ascoltati, e almeno per una volta. Ma per i musicisti e i poeti non è sempre stato così?
